«Atm, un passeggero su 4 non è italiano»

Atm, un passeggero su quattro non è italiano. E quei tre non solo «osservano» gli italiani ma anche gli extracomunitari. «Osservazione» che l’azienda tramviaria sintetizza in un documento targato Iulm, dove, sorpresa, anche gli stranieri «temono» gli stranieri.
Indagine socio-scientifica che, giusto per capirci, tratteggia questo ritratto dei rom visti con gli occhi degli extracomunitari: «Fanno paura», «rubano», «sono violenti». Fotografia secondo la percezione degli stranieri che «sono più consapevoli sia della natura pregiudiziale e parziale delle proprie convinzioni che dell’importanza dei media nella genesi dei processi di categorizzazione». Traduzione: la colpa del giudizio sui rom è della stampa che contribuirebbe alla creazione della valutazione.
Peccato però che sempre gli extracomunitari giudicano gli altri extracomunitari «diversi, pericolosi, violenti e devianti» e, come se non bastasse, l’italiano secondo l’extracomunitario è «triste, maleducato, diffidente e indaffarato». Categorie dell’essere che si declinano poi «nel controllo del biglietto» esclusivamente o quasi «nei confronti degli stranieri e non degli italiani». Come dire: intolleranza al contrario di chi, comunque, percepisce «come estraneo non lo straniero o l’italiano in quanto tale, bensì chi si comporta male». Figure, quest’ultime, che rendono di per sé difficile il rapporto tra le diverse nazionalità, anche considerando che «il viaggio sui mezzi pubblici è esperienza già non positiva per i più» ovvero «è viaggio con fastidio, per l’affollamento, il rumore, il caldo o lo stesso fatto che si tratta di spostamento per lavoro».
Ma la tratta, breve o lunga che sia, consente di «notare» anche le scelte dei compagni di viaggio: allora, ecco gli italiani dagli stranieri considerati «lavoratori ricchi» che «leggono più di noi» e che però «non rispettano i tempi di salita e di discesa dai mezzi». Difetti, pregi e abitudini che scompaiono, si annullano nella cosiddetta «sindrome della vettura vuota». Agli stranieri la «vettura vuota» provoca paura, mentre agli italiani provoca «timore» trovarsi in una vettura «in cui non ci sono altri italiani».
Naturalmente Atm - spiega il presidente Elio Catania - opera «in una città con oltre 200mila stranieri, dove affrontare il tema del diverso è essenziale perché dalla conoscenza nasca l’integrazione» e «spera di vivere in una città dove nessuno più abbia paura». Unico neo, dicono i ricercatori dello Iulm: sia gli extracomunitari sia gli italiani mostrano atteggiamenti fortemente intolleranti».