Atm a pezzi, si rompono 50 mezzi al giorno

Solo tre le vetture in servizio per il soccorso dei tram guasti. I sindacati vanno all’attacco: "Troppi incidenti?
Niente investimenti e ricambi. È diminuito il personale per la manutenzione, ma sono aumentati i manager&quot;<br />

Troppi incidenti sui mezzi pubblici. Sotto accusa gli autisti Atm distratti alla guida. Nel mirino c’è però anche la manutenzione di bus e tram che lascerebbe a desiderare, mentre la domanda di trasporto pubblico aumenta. Equazione, quest’ultima, cui il sindacato aggiunge un dettaglio: «I lavoratori impegnati nella manutenzione dei mezzi diminuiscono e i dirigenti aumentano». Virgolettato confermato dai numeri: nel 2002 erano 2.065 i dipendenti addetti all’assistenza, oggi sono scesi a 1.801; i dirigenti, che sei anni fa erano 25 adesso sono diventati 35. Come dire: la responsabilità ricade su Elio Catania, ex presidente delle Ferrovie dello Stato, nominato dal sindaco di Milano Letizia Moratti al vertice del consiglio d’amministrazione dell’azienda di Foro Bonaparte. «Nessuno vuole fare scandalismo» precisano le Rsu: «Catania riversa la responsabilità sulla gestione passata, quella di Bruno Soresina, sorvolando però sulla sua politica aziendale che non prevede investimenti né per l’ammodernamento delle officine né degli strumenti di lavoro dei meccanici». Concretamente, «le attrezzature sono obsolete, mancano i pezzi di ricambio e quindi l’affidabilità delle vetture anche nuove è spesso precaria». Risultato? Sono almeno cinquanta i rientri giornalieri nei depositi dei mezzi a causa dei guasti di varia natura e, attualmente, sono appena tre le vetture in circolazione che svolgono «assistenza in linea» a fronte, secondo dati sindacali, di un centinaio di vetture (per deposito) rimorchiate dal carro soccorso. In compenso, sbandiera il sindacato, i 35 manager imposti dalla gestione Catania godono di un trattamento economico di rilievo, con tanto di benefit tra cui case in affitto nel centro di Milano. «Sono pure lievitate le consulenze esterne, ad esempio l’ufficio marketing e comunicazione ha una spesa annuale di circa un milione di euro» denunciano i rappresentanti dei lavoratori. Che però fanno scena muta rispetto agli autisti che guidano con il telefonino incollato all’orecchio o che, addirittura, partecipano a quiz radiofonici restando sempre alla guida dei jumbo-tram. «Casi isolati» è il commento sintetico: «In gioco c’è altro, il futuro dell’azienda che era l’orgoglio dei milanesi, mentre oggi Atm rieduca gli autisti con più scontri». Già, Atm promette di tenere sott’occhio i conducenti che sgarrano e di «rinfrescare» la memoria con corsi sui regolamenti e soprattutto sulla guida in città. Ma che replica l’ufficio stampa Atm sulla manutenzione che, gestione Soresina, era «programmata» e che, oggi, gestione Catania, è «casuale»? La risposta è in una nota stampa dove si annuncia «il potenziamento in un’unica struttura per la manutenzione e modernizzazione degli impianti di rete, affidata a Francesco Gilardoni che settimanalmente aggiornerà i vertici aziendali sullo stato degli interventi». Dichiarazione che va di pari passo con un giudizio espresso dal presidente e ad di Atm pochi giorni fa: «Tra sette, otto anni Atm rischia di fare la fine di Alitalia senza più flessibilità e la fusione con Torino». Già, in gioco c’è anche la fusione delle due aziende tramviarie. Intanto, nelle sale relax per gli autisti Atm si ricordano i tempi andati, «prima le vetture si tenevano in ordine, dopo tot chilometri i ceppi dei freni e le cerniere delle porte li devi sostituire, adesso si aspetta che ci sia il guasto o il danno». E l’incidente? Vabbé, per quello ci pensa l’errore umano, l’autista con le cuffiette.