Atm, rincari in vista: «Costretti ad adeguarci al biglietto europeo»

Gianandrea Zagato

Sorpresa, le tariffe del trasporto pubblico milanese sono le più basse d’Europa e, quindi, «dobbiamo adeguarci». Lo sostiene Roberto Massetti, direttore generale dell’Atm: «Dobbiamo adeguarci se vogliamo essere europei, ma altrove, in Europa, esiste un modello automatico di aggiornamento delle tariffe mentre qui siamo nella situazione paradossale che quando si parla di trasporto pubblico si pensa che si possa fare tutto senza aumentare le tariffe».
Fotografia di un’anomalia tutt’italiana già criticata da Asstra, l’associazione nazionale che raggruppa le società di gestione del trasporto locale: l’evoluzione del livello medio dei prezzi non ha seguito mai l’andamento del costo della vita, ovvero «gli Enti competenti - rimarca Asstra - non hanno provveduto a valutare, nelle loro scelte di politica tariffaria, gli effetti concreti che mancati aumenti dei prezzi potevano avere sulla reddittività della gestione delle aziende».
Annotazione finale che, per onore di cronaca, non tocca l’azienda di via Ricasoli, bensì tutte le altre municipalizzate ancora lontane «dall’applicazione del criterio del price-cap nella determinazione tariffaria, ovvero quel sistema che consente di legare virtuosamente la tariffa alla produttività dell’impresa di trasporto». Ma anche la «virtuosa» Atm, rimarca Massetti, risente del fatto che «mentre come spa è nel mercato, ovvero subisce l’aumento dei costi - come quello del gasolio e del personale -, non può d’altra parte adeguare il prezzo al costo del mercato».
E questo è un problemino non da poco: «Infatti, il sistema di compensazione, con cui il gestore del trasporto pubblico riceveva un contributo - dallo Stato prima e dalle Regioni ora - per compensare il fatto che il prezzo del biglietto era deciso da qualcun altro, è fermo dal 1993». Traduzione: Atm nel 2006 riceve, in pratica, gli stessi soldi del 1993. «Non solo abbiamo perso potere d’acquisto, ma rispetto ad allora abbiamo aumentato l’esercizio e sono aumentati i costi». Risultato? Senza l’adeguamento dell’entità di contribuzione pubblica e a parità di tariffe si rischia di generare squilibri economici e finanziari nonostante il continuo incremento della rete metropolitana (Assago, Comasina e Monza) e delle metrotramvie (Cinisello), insieme all’aumento dei chilometri di rete percorsi, con l’aggiunta di investimenti (un miliardo e 250 milioni di euro) per migliorare a favore dei passeggeri nei prossimi 5 anni.
E, quindi, «poiché il bilancio si basa su due fattori, costi e ricavi» chiosa Massetti «nel momento in cui si decide di gestire a livello politico le tariffe, be’, si devono trovare idonee compensazioni che possono essere derivate da altri contributi».