Atm, sciopera il 12 per cento e mezza città resta paralizzata

Grazie a un accordo con i sindacati, i lavoratori dell’Atm ricevono ogni anno un premio di produzione raddoppiato. Le nuove assunzioni hanno raggiunto livelli record. E, in un’analisi sulla «soddisfazione dei dipendenti», sono loro stessi a dare, nella media, un voto pari a 3,3 alla loro azienda. In una scala da 1 a 4, quasi il massimo.
Eppure ieri la città era bloccata da uno sciopero dei mezzi pubblici. Nonostante che a Milano l’adesione allo sciopero nazionale del trasporto sia stata piuttosto scarsa, moltissimi sono stati i disagi per milanesi e pendolari. Una vecchia storia che si ripete. In poco più di 600 riescono a bloccare la città. Con la protesta di pochi che mette in difficoltà molti. Appena il 9,2 per cento dei lavoratori impegnati sui mezzi di superficie (circa 4mila) e il 30 per cento (su mille) in metropolitana. A scioperare sono soltanto i sindacati di base Slai Cobas e Al Cobas, mentre le altre organizzazioni hanno accolto l’ordinanza di differimento ad altra data dello stop annunciato per ieri del ministro dei Trasporti, Altiero Matteoli. Per quattro ore, tra le 8,45 e le 12,45, ma in coincidenza con un’altra protesta di pochi che ha messo in difficoltà molti. Quella degli studenti medi che hanno sfilato in corteo per le vie del centro. Con conseguenti deviazioni e rallentamenti per 18 linee: i tram 1, 2, 3, 4, 12, 14, 15, 16 e i bus 50, 54, 57, 58, 60, 61, 73, X73, 94, Z301. In superficie, comunque, ha viaggiato oltre il 90 per cento dei convogli. La quasi totalità. Servizio di metropolitana garantito, invece, solo sulla linea M1 nel piccolo tratto tra Pagano e Rovereto, mentre sono rimaste chiuse la M2 e la M3.
Una protesta nazionale, spiega chi ha lavorato, che ha più nella solidarietà con i colleghi delle altre aziende o in motivazioni ideologiche la sua origine. Dato che nessuno dei tantissimi milanesi costretti ad andare al lavoro a piedi o a rimanere bloccati nei tanti ingorghi, ha effettivamente capito i motivi della protesta dei dipendenti di Atm, la sola azienda di trasporto con i bilanci in ordine. E che del suo stato di buona salute rende partecipi i lavoratori. Cresciuti costantemente negli ultimi anni e con il 2009 che ha segnato il numero record di 702 assunzioni. Raggiungendo, negli ultimi due anni, il totale di 1.137 nuovi ingressi. Cifre ancor più consistenti se paragonate con i bilanci fallimentari delle altre aziende che non portano i libri in tribunale solo per i notevoli investimenti degli enti pubblici chiamati ogni anno a ripianare i bilanci.
E, invece, a Milano per effetto degli accordi raggiunti con le rappresentanze sindacali, in seguito al buon andamento dei conti del gruppo e alla riduzione dell’indice di assenteismo (meno 1,05 giorni nel 2009), il Premio di risultato è stato raddoppiato rispetto al 2008: 1.052 euro rispetto ai 509 dell’anno precedente. Parametri sono la soddisfazione dei clienti e le poche assenze: premio completo fino a 15 giorni, prima piccola riduzione fino a 25 giorni, ulteriore taglio fino a 35 e soldi che sfumano oltre i 36 giorni lontano dal posto di lavoro. Davvero non un obiettivo proibitivo per ottenere quasi una mensilità in più all’anno. Semplicemente facendo il proprio dovere, ossia recandosi al posto di lavoro. E grazie al fatto che il Margine operativo lordo di Atm ha raggiunto gli 88 mln nel 2009, rispetto agli 81 del 2008. E premi di produzione che negli ultimi anni hanno coinvolto sempre di più quadri e impiegati (il 91,5 per cento della somma totale nel 2008, rispetto al 59,3 del 2006) rispetto ai dirigenti che ne hanno ottenuto l’8,5 per cento nel 2008, rispetto al 40,7 del 2006.