Atm, lo sciopero dei Cobas ferma solo un tram su tre

Laura Sonzogni

«Quale sciopero?». Alle 18, ora prevista per l’inizio della protesta indetta dal Coordinamento nazionale dei sindacati di base, alla fermata di Cordusio il via vai di gente è quello consueto di un sabato pomeriggio di luglio. Molte persone non sanno neppure che Atm ha annunciato «possibili riduzioni del servizio» dalle 18 alle 2 a causa dell’agitazione sindacale per il rinnovo del contratto nazionale di categoria. Qualcuno corre trafelato giù dalle scale, poi tira un sospiro di sollievo: «Ho fatto tardi, ho la macchina a Molino Dorino. Temevo di dover prendere un taxi. Mi son detto, proviamo». La metropolitana è aperta e le tre linee funzionano regolarmente. «Nessuna segnalazione di rilievo» dicono da Atm. Per quanto riguarda i mezzi di superficie - secondo i dati diffusi in serata dall’azienda milanese - l’adesione è stata del 39 per cento.
Numeri confermati anche da Alfio Scire, delegato sindacale di Alcobas Milano, che ammette: «Abbiamo scelto questa fascia oraria pensando che avrebbe incentivato i tranvieri, ma non è stato così». Dettata dalla legge, invece, la scelta del giorno: «La legge 146 ci ha imposto il sabato perché ci sono state altre agitazioni locali nel corso della settimana e tra dieci giorni ci sarà un altro sciopero dei confederali» spiega Scire. «Probabilmente le adesioni sono state basse perché il personale di Atm ha ritenuto che fosse poco significativa una protesta fatta quando fabbriche e aziende sono chiuse».
Di tutt’altra opinione Dario Balotta, segretario regionale della Fit-Cisl: «I Cobas hanno forzato la mano - dice - nel tentativo di proporsi come soggetti negoziali con diritto di rappresentanza dei tranvieri». Una prova di forza, secondo Balotta, finita con una sconfitta: «I tranvieri hanno capito che non basta scioperare per gestire la trattativa, ma servono delle strategie».