Le atroci risate dei kamikaze dell’11 settembre

Erica Orsini

da Londra

I volti sono quelli di uomini ben pasciuti senza segni evidenti di stress psicologico. Uno è vestito rigorosamente di nero, l’altro in bianco totale, come il demonio e la sua antitesi. Il primo sembra leggermente turbato, mai poi si lascia andare trascinato dai larghi sorrisi dell’altro sicuramente più ciarliero e confidenziale. Uno è Mohammed Atta, il terrorista egiziano ritenuto il leader del gruppo di attentatori suicidi dell’undici settembre, quello che nel 2001 portò un aereo di linea dell’American Airlines a schiantarsi contro la torre nord del World Trade Center. L’altro, occhialini da intellettuale e camicia immacolata senza colletto, è Ziad Jarrah, il pilota del volo 93 dell’United Airlines che doveva colpire il Campidoglio ma fortunatamente precipitò in Pennsylvania, forse in seguito a una rivolta dei passeggeri. Ieri il sito online del Sunday Times li ha mostrati per la prima volta insieme, in un video senza voce, mentre leggono il loro testamento. Il filmato porta la data del 18 gennaio 2000, più di un anno prima del tragico evento che ha cambiato per sempre il mondo. Il Sunday Times non ha rivelato in che modo sia venuto in possesso della copia che ha poi diviso in 5 clip diversi diffusi in rete a mezzogiorno in punto, ma ha assicurato che gli americani li considerano autentici. Sembra che i loro esperti non siano riusciti a decifrare attraverso la lettura delle labbra cosa dicano gli uomini, ma i gesti e le inquadrature che seguono lasciano ritenere con ragionevole certezza che il discorso finale che pronunciano, uno dopo l’altro, sia il loro testamento spirituale, registrato in anticipo, prima di intraprendere la loro missione suicida.
Minuti lunghissimi, di impressionante lucidità, le immagini di due “compagni di avventura” che in qualche momento sembrano soltanto due amici intenti a discorrere del più e del meno, sfilano davanti agli occhi di chi guarda in tutta la loro agghiacciante serenità. Chiacchiera e ride il libanese Jarrah strappando qualche sorriso appena un po’ più tirato ad Atta, eppure entrambi sono già a conoscenza del loro terribile incarico e quindi anche del loro destino. L’espressione ridiventa solenne soltanto al momento di pronunciare le loro ultime volontà; Atta, la barba lunga, si lascia riprendere con un mitra a fianco. Il Sunday Times ha riportato ieri in prima pagina il fotogramma che ferma per sempre quegli occhi senza dubbi e quella risata che nessuno ha potuto sentire. Sia Atta che Jarrah hanno vissuto per lungo tempo ad Amburgo, ma questa è la prima testimonianza che li riprende insieme. Il primo era scomparso dalla città tedesca proprio nel 2000, ma gli investigatori avevano faticato nel ricostruire i suoi spostamenti basandosi su prove evidenti. Questo filmato è quindi decisivo perché lo vede in Afghanistan proprio nel momento in cui il progetto terroristico che ha devastato l’Occidente sta prendendo forma e nel quale Atta avrà un ruolo di protagonista. Alcuni mesi più tardi infatti sia lui che Jarrah si iscriveranno in scuole di volo statunitensi. «Entrambi, a differenza del resto degli altri attentatori che erano in maggior parte giovani fondamentalisti sauditi, avevano ricevuto un’ottima educazione e sembravano essersi perfettamente integrati nella società occidentale, almeno nel periodo in cui sono rimasti a studiare in Germania – sottolineava ieri il Sunday Times –, il video rivela quindi quanto facilmente essi siano passati da un’identità occidentale a una estremista».
Negli altri frammenti si vede anche Osama bin Laden, in un film registrato soltanto dieci giorni prima di quello dei due attentatori. Lo sceicco saudita è stato ripreso mentre teneva un discorso a un centinaio di suoi seguaci nella base di Tarnak Farm che ospita il suo clan familiare e che si trova vicino all’aereoporto di Kandhar. La videocamera riprende i volti degli astanti, si sofferma sul visino sorridente di un bambino che porta una cintura di proiettili intorno al corpo, dettagli di una quotidianità fuori da ogni norma. Tra il pubblico in controcampo si riesce a scorgere anche Ramzi Binalshibh, il ventesimo dirottatore e considerato il regista degli attacchi dell’11 settembre. Catturato nel 2002 in Pakistan, è rimasto in una prigione segreta della Cia fino al trasferimento – avvenuto insieme ad altri 13 terroristi – nel carcere di Guantanamo, come ha reso noto ai primi di settembre lo stesso presidente americano George W. Bush. Anche lui conosceva bene Atta e con lui aveva persino condiviso un appartamento ad Amburgo per qualche tempo.