Attacchi mirati, pochissime vittime civili

Secondo i portavoce militari israeliani solo il 3% delle vittime palestinesi di questi giorni è costituito da civili. La stima appare ottimistica ma di sicuro la grande maggioranza di chi è stato colpito a Gaza apparteneva alla componente militare di Hamas. Dalle prime analisi l’aeronautica israeliana non sta conducendo una azione indiscriminata, ma al contrario esegue un piano volto a colpire bersagli precisi. L’obiettivo sembra quello di minimizzare le perdite tra i civili, eliminando allo stesso tempo quanti più militari e poliziotti di Hamas e l'intera rete di infrastrutture militari e di sicurezza. Ecco perché l'attacco iniziale è stato tanto violento e intenso (in una prima fase solo 5 minuti per colpire una quarantina di bersagli), in pieno giorno e durante una festività israeliana (in modo da cogliere più di sorpresa possibile il nemico)
«Abbiamo cercato di essere più “chirurgici» possibile», hanno detto i responsabili dell’operazione. In tutto i bersagli centrati sono stati 240. E anche a prender buone le valutazioni di Hamas sul bilancio dei morti (400 con 1.000 feriti), per il momento non confermate, si tratterebbe di una conferma del carattere mirato degli attacchi: operando in territorio urbanizzato le vittime avrebbero potuto essere 10, 20 volte più numerose. Invece i bersagli sono stati scelti e studiati con cura, così come le armi (di precisione) da impiegare contro ciascuno e in molti casi anche la traiettoria d'attacco, la selezione del punto d'impatto. Contro alcuni bersagli sono stati sparati piccoli missili lanciati da elicotteri Apache, non le armi più potenti sganciate dagli aerei. Velivoli, anche senza pilota, in costante pattugliamento hanno poi centrato le rampe di lancio di razzi di Hamas prima che potessero sparare e questo spiega perché Hamas ha lanciato finora solo 110 razzi su Israele.
Solo con alta tecnologia e la disponibilità di una enorme mole di informazioni aggiornate, si possono condurre operazioni su vasta scala in ambiente urbano senza provocare carneficine. Ma se le operazioni continueranno sarà sempre più difficile salvaguardare le vite dei civili.