Gli attacchi rivendicati dalle Brigate al Masri

Ben 33 organizzazioni cercano di procurarsi ordigni di distruzione di massa. In passato sventati attacchi chimici

Fausto Biloslavo

«Colpiremo Roma e per i soldati italiani l’Irak sarà la loro tomba». Questo il significato delle minacce che riguardano il nostro Paese apparse ieri su internet in un comunicato delle Brigate Abu Hafs Al Masri, che avevano già rivendicato gli attentati di Londra del 7 luglio. Il messaggio si apre con una frase da far rabbrividire: «Nel Nome di Allah Misericordioso e Compassionevole. Amiamo la morte come voi amate la vita... stiamo arrivando».
Il ministro della Difesa, Antonio Martino, ha confermato che «l’Intelligence italiana la minaccia la considera attendibile» aggiungendo che «il rischio di terrorismo è reale». Nel comunicato di ieri si legge: «Il nostro colpo nella profondità della capitale del peccato britannico non è altro che un nuovo messaggio a tutti i governi europei: non ci calmeremo né ci placheremo, prima che tutti gli eserciti della blasfemia siano usciti dalla Mesopotamia». Una specie di rivendicazione che dovrebbe riguardare gli ultimi attacchi a Londra, anche se falliti. La Mesopotamia è l’Irak e gli eserciti blasfemi sono quelli della coalizione internazionale, che cerca di garantire la sicurezza in collaborazione con il nuovo governo iracheno. «È un avvertimento a tutti quelli che rincorrono con il fiato affannato la politica del capo della capitale del terrorismo nel mondo e dell’America, lo stato della blasfemia», mette in guardia l’autore, che firma il documento come Brigate Abu Hafs Al Masri, le stesse che hanno rivendicato gli attentati di Madrid e altri attacchi terroristici negli ultimi anni. Si fa capire che i prossimi attentati colpiranno «in profondità le capitali degli Stati europei, a Roma, ad Amsterdam e in Danimarca i cui soldati continuano a stare in Irak, al servizio dei loro padroni americani e britannici».
Le brigate, che prendono il nome dal consuocero di Osama bin Laden, promettono «colpi duri in luoghi dove non ve li aspettate». Se la prendono direttamente con noi annunciando che l’Irak sarà la tomba dei soldati italiani. Nella seconda parte del comunicato il gruppo islamico si rivolge direttamente al presidente del Consiglio: «Rinnoviamo il messaggio a Roma, a te Berlusconi. La permanenza dei militari italiani in Irak, non è che un cimitero, che scaveranno con le loro mani. I soldati dell’Islam non si fermeranno... n vedrete da noi altro che il sangue, fino a quando un solo militare italiano rimarrà sulla terra della Mesopotamia».
Gli esperti dei servizi segreti interpretano le frasi come propaganda mediatica per aumentare l’insicurezza nelle popolazioni europee. L’attendibilità del comunicato è stata avallata dal ministro della Difesa, anche se, ha rilevato Martino, «mi sono sembrate ripetitive di minacce precedenti». Strano che il messaggio sia apparso su un forum. Solitamente le Brigate Al Masri utilizzano singoli siti e lo stesso forum non fa parte dei classici indirizzi elettronici riconducibili ad Al Qaida. La novità, rispetto al comunicato dei primi attacchi il 7 luglio, è che l’autore del testo sembra una persona maggiormente acculturata. Nel messaggio precedente erano stati riscontrati diversi errori, anche grammaticali, della lingua araba. Le brigate del terrore sono apparse la prima volta, sempre su internet, il 25 agosto 2003 per rivendicare l’attentato kamikaze contro la sede Onu di Bagdad, che sarebbe stato compiuto da terroristi legati ad Abu Musab Al Zarqawi, luogotenente di Al Qaida in Irak. In seguito il gruppo islamico si è assunto la paternità di altri atacchi in Turchia e ha ripetutamente minacciato gli alleati degli americani a cominciare dall’Italia.
In alcuni casi, però, le brigate hanno compiuto uno scivolone, spacciando per attacco terroristico un black out che colpì una vasta aerea degli Stati Uniti.