Attacco agli italiani in Afghanistan: due feriti

I talebani confermano la morte del leader Dadullah e lo sostituiscono con un fratello. Il mullah Omar minaccia: «Lo vendicheremo, la jihad continua»

Nuovo attacco contro gli italiani a Herat, mentre i talebani giurano vendetta per la morte di mullah Dadullah e nominano il fratello minore suo successore.
Ieri mattina alle 10 e 20 afghane, un convoglio italiano del Centro di ricostruzione provinciale (Prt) è stato investito da un’esplosione che ha ferito lievemente due soldati. Il convoglio, composto da due mezzi, era impegnato in una missione logistica di routine e stava transitando sulla rotabile che collega il centro di Herat alla base italo-spagnola, a fianco dell’aeroporto, che ospita il quartier generale del nostro contingente. Con tutta probabilità una trappola esplosiva ha investito, non in pieno, il secondo mezzo, una Toyota Prado. Si tratta del classico fuoristrada non blindato, che solitamente viene utilizzato dal personale del Cimic, l’unità di cooperazione civile-militare del Prt. Se fosse stato investito in pieno probabilmente non ci sarebbe stata alcuna speranza per gli occupanti. Invece sono rimasti feriti solo leggermente, al collo e alla nuca, due militari del 151° Reggimento di fanteria Sassari. Probabilmente si è trattato delle schegge di vetro dei finestrini, che saltano per l’onda d’urto dell’esplosione. I feriti sono il caporal maggiore scelto, Giuseppe Deias, nato nella provincia di Oristano, e il suo parigrado Alessandro Murgia, originario dei dintorni di Cagliari. I militari coinvolti nell’attentato sono stati subito trasportati all’ospedale da campo Role 2 della base di Herat, ma le loro condizioni non destano preoccupazione. Invece è preoccupante il fatto che i talebani continuano ad alzare la testa nelle province sotto il comando del generale Antonio Satta, mentre rinforzi e nuovi armamenti necessari per il contingente italiano, di circa mille uomini, ancora non si vedono.
«Consapevoli che il livello di allerta per la tutela dei nostri operatori sta raggiungendo punte critiche, riteniamo che il ministro della Difesa, Arturo Parisi, abbia potuto prendere atto personalmente delle criticità in atto e segnalare agli stati maggiori la necessità di un maggiore armamento a difesa del personale italiano», ha stigmatizzato Sergio De Gregorio, presidente della commissione Difesa del Senato, dopo l’attentato.
L’attacco di ieri è coinciso con l’incitamento alla vendetta del mullah Omar, il leader guercio dei talebani, per l’uccisione di Dadullah, il feroce tagliagole «mente» del sequestro Mastrogiacomo. «La guerra santa contro gli aggressori e i loro fantocci (il governo Karzai nda) continuerà» per vendicare Dadullah, la cui perdita, comunque «non creerà problemi ai talebani». Si legge su un comunicato reso noto da uno dei portavoce dei fondamentalisti. «Vi sono centinaia di migliaia di mujaheddin che hanno combattuto agli ordini di Dadullah e ve ne sono centinaia di migliaia in grado di prendere degnamente il suo posto», ha scritto Omar. Nelle prime ore, dopo l’uccisione del capo talebano da parte di truppe della coalizione internazionale e unità afghane, non sembrava che i fondamentalisti volessero nominare in fretta un successore. Dadullah, con la sua ferocia e combattività, aveva messo in ombra lo stesso mullah Omar. Invece, ieri pomeriggio è stata annunciata a sorpresa la decisione della Shura, l’organo politico-militare dei talebani composto da dieci comandanti e presieduta da Omar. Il successore di Dadullah sarebbe uno dei suoi sei fratelli, Bakht Mohammad. Fratello minore, poco noto, forse è stato nominato proprio per evitare la crescita di un nuovo Dadullah che faccia di testa sua. Il fratello prediletto di Dadullah era Mansoor Ahmad, uno dei cinque prigionieri talebani scambiati con Mastrogiacomo, forse ucciso assieme al capo dei tagliagole.
Nel frattempo sta diventando sempre più esplosiva la situazione al confine fra Pakistan e Afghanistan. Ieri una delegazione di ufficiali della Nato e di militari americani si è recata sul versante pachistano della frontiera per cercare di allentare la tensione. Purtroppo è scoppiato un conflitto a fuoco in cui sono stati uccisi due soldati americani e feriti altri militari della Nato e un ufficiale pachistano. Il ministero della Difesa di Kabul sostiene che il pachistano ha aperto il fuoco contro i soldati Usa. Islamabad, invece, è convinta che la delegazione sia caduta in una specie di imboscata tesa da elementi vicini ad Al Qaida.