"Attacco agli Usa: complotto di 45 medici"

Scotland Yard rivela gli inquietanti messaggi internet lanciati da tre
integralisti islamici arrestati per incitamento al terrorismo. Nel mirino della "guerra santa" locali pubblici in Florida o obiettivi
navali come la portaerei Kennedy, spesso attraccata alla base di
Jacksonville

Londra - Piccoli Al Zawahiri crescono. Sul modello del medico egiziano (il braccio destro di Osama Bin Laden), che mercoledì è riapparso in video esortando i combattenti a unirsi e a sostenere la jihad, le nuove leve del terrorismo islamico sembrano avere una caratteristica in comune: la passione, oltre che per il terrore, per la medicina. Lo hanno dimostrato le inchieste londinesi seguite agli sventati attentati della settimana scorsa e lo dimostrerebbe anche una nuova scoperta di Scotland Yard: un gruppo di medici intendeva attaccare gli Stati Uniti con autobomba in stile iracheno. Nel mirino, fra i target più ghiotti individuati dai terroristi, la base navale in Florida.

Portare la Guerra santa negli Stati Uniti. E farlo - come è avvenuto a Londra - trincerandosi dietro un ruolo insospettabile. I medici assoldati per la causa del terrorismo islamico sono diventati un incubo, materializzatosi ieri in maniera ancora più definita e inquietante. «Siamo 45 medici e siamo determinati a intraprendere la jihad e a portare la battaglia negli Stati Uniti», recitava il messaggio delirante lasciato dai terroristi in una chat su Internet. Le trame degli integralisti sono state svelate al termine del processo che ha visto ieri dietro le sbarre - prima volta nel Regno Unito - tre imputati per cyberterrorismo, ossia per incitamento al terrorismo tramite il web. I dettagli delle conversazioni, dello scambio di messaggi tra i fondamentalisti, sono stati trovati a casa di Younis Tsouli, 23 anni, uno dei tre rei confessi ieri sotto processo a Woolwich, Londra.

«Il primo obiettivo che verrà penetrato da nove fratelli è la base navale che dà rifugio alla “Kennedy”», si legge nei messaggi comparsi sulla rete. Gli inquirenti sono certi che il riferimento è chiaro: la nave di cui parlano gli estremisti è la portaerei «Uss John F. Kennedy», spesso attraccata alla base Mayport di Jacksonville, in Florida. E i dettagli sui target da colpire sono precisi, come nel caso di un locale: «Si tratta di club di donne nude, di fronte alla prima e alla terza unità».

Secondo gli investigatori, l’«abberrante» impiego di medici da parte di Al Qaida potrebbe rientrare in un piano messo a punto tre anni fa. Tariq Daour, 21 anni, l’altro dei tre condannati ieri, all’interno della cui abitazione sono state trovate istruzioni dettagliate per la creazione di esplosivo e veleni, sarebbe stato esortato in uno dei messaggi trovati sul suo computer a diventare «il nuovo Bin Laden».
E mentre la rete dei medici di Al Qaida preoccupa sempre più l’intelligence internazionale, nuovi particolari emergono dalle indagini londinesi, indirizzate ora a scoprire quali siano i collegamenti fra gli otto arrestati. Secondo le prime ricostruzioni, quattro di loro si sarebbero incontrati nel 2005 a Cambridge, e forse proprio in quell’occasione avrebbero dato vita alla cellula che poi ha tentato le stragi di Londra e Glasgow.

Ieri nuove perquisizioni avrebbero portato al covo in cui sarebbero state assemblate le autobomba. Si tratta di un appartamento affittato nei pressi dell’aeroporto di Glasgow, all’interno del quale, al piano superiore, avrebbero abitato i due terroristi che hanno agito nello scalo scozzese.
Panico tra i londinesi, invece, nelle prime ore della giornata di ieri, ma solo per poco. Il deragliamento di un treno lungo la Central Line, una delle principali linee di metropolitana della città, si è rivelato solo un incidente, probabilmente causato da rottami o da un telo lasciato per errore lungo i binari da alcuni operai. Insomma, nulla a che fare col terrorismo.

Ma all’interno dei vagoni per qualche tempo è stata psicosi: fra i 37 feriti, una decina sono stati curati per attacchi di panico. Erano le 9 del mattino, ora di punta nella capitale, la stessa ora degli attacchi del 7 luglio 2005.