Attacco di Draghi: fondi comuni malgestiti

«In banca la spesa media di tenuta conto è di 130 euro all’anno Deve essere ancora ridotta»

da Roma

Dalle tre tradizionali «casseforti» del risparmio familiare italiano - casa, conto corrente bancario, fondi comuni d’investimento - Mario Draghi ode qualche scricchiolìo. L’incidenza delle sofferenze sui mutui casa «incomincia a mostrare segnali di deterioramento». La spesa media per la tenuta di un conto in banca è di 130 euro l’anno, e dev’essere ancora ridotta. I fondi comuni mostrano da tempo «andamenti insoddisfacenti».
Nella giornata dedicata al risparmio, il governatore di Bankitalia analizza con freddezza le conseguenze - ancora provvisorie - della turbolenza finanziaria internazionale sul sistema creditizio e sul portafoglio degli italiani. Ma non soltanto. Draghi dedica, in chiusura del suo intervento, un lungo capitolo all’andamento insoddisfacente dei fondi comuni, ricordando che dal 2002 al 2006 il patrimonio dei fondi europei è aumentato del 76% contro il 31% di quelli collocati in Italia, meno della metà. I fondi aperti di diritto italiano sono diminuiti dell’8%, un calo non compensato dalla crescita «quasi azzerata» dei fondi esteri gestiti da gruppi italiani. In crescita solo i fondi speculativi, e quelli offerti in Italia da gestori esteri. Il governatore sa bene, e lo rimarca, che gli esteri godono di forti vantaggi fiscali, da eliminare prontamente. Ma i gestori italiani, aggiunge, devono riflettere sul fatto che «la qualità delle gestioni non di rado è insoddisfacente rispetto ai costi».
Draghi individua nello strettissimo legame tra «fabbriche di prodotto» e «reti distributive bancarie» un ostacolo da superare con rapidità. «Non ci sono ragioni perché l’industria italiana del risparmio gestito non possa svolgere un ruolo importante nel mercato europeo», osserva. La «materia prima», cioè il risparmio, non manca. Draghi sollecita perciò un cambiamento, con la presenza di una maggioranza di consiglieri indipendenti negli organi decisionali. Quanto ai conti correnti, il governatore ritiene - nonostante qualche miglioramento - ancora troppo elevato il costo medio annuo di tenuta (130 euro con picchi di 218 euro nel 25% dei casi). Inoltre, il cliente non sempre sceglie il tipo di conto più conveniente, e perciò le banche devono migliorare informazione e trasparenza. Il calo medio di 40 euro in un anno, fa eco il presidente dell’Antitrust Antonio Catricalà, «è incoraggiante ma non sufficiente». Giovanni Bazoli, presidente di Intesa-Sanpaolo, Giovanni Bazoli, si riconosce «perfettamente» nelle parole di Draghi. E il presidente dell’Abi, Corrado Faissola, ricorda che fiducia e trasparenza sono la mission che il sistema sta perseguendo.
Il cerchio del risparmio si chiude con il capitolo dei mutui. Dopo aver ricordato che la turbolenza internazionale legata ai subprime Usa ha toccato in maniera limitata il nostro sistema bancario, Draghi avverte tuttavia che «l’incidenza delle sofferenze sui prestiti per l’acquisto di abitazioni, ancora bassa, sta mostrando segni di deterioramento». Bankitalia ha allertato gli operatori sui «rischi specifici» legati a questo problema. Per le famiglie e le imprese, il rialzo dei tassi interbancari si rifletterà in un aumento del costo dei prestiti a tasso variabile. «Se le tensioni sui mercati dovessero continuare - avverte il governatore - gli oneri per i debitori potrebbero diventare significativi». Per le famiglie che hanno un finaziamento indicizzato all’Euribor, un rialzo permanente di mezzo punto comporterebbe un aggravio dello 0,6% del reddito disponibile; «e l’incidenza sarebbe maggiore per le famiglie meno abbienti».
Draghi avverte infine gli enti locali che si sono lanciati in operazioni in derivati: non devono essere usate per migliorare temporaneamente i bilanci lasciando oneri alle amministrazioni future. Il governo, aggiunge il viceministro dell’Economia Roberto Pinza, potrebbe presentare un proprio emendamento alla Finanziaria per migliorare le informazioni, senza ledere il principio dell’autonomia della finanza locale.