Attacco e teste calde i problemi di Benitez

L’Inter si accompagna sempre a qualche paradosso. Uno degli ultimi è una provocazione: provate a parlar male di questa squadra che non vince da due partite di campionato e perde la testa della classifica. Difficile.
Il caso Muntari mette quasi malinconia, un ragazzotto grande e grosso che si impermalosisce davanti a una tribuna e scappa a casa. Chivu che strilla è roba vecchia, se conserva il fiato per altre cose rischia di fare il partitone. Il dito medio di Balotelli in tribuna non fa notizia e Raiola ha spiegato che scherzava con il suo ex magazziniere. Papà Moratti che buca San Siro per andare a New York per il matrimonio della figlia è un malinteso che si risponde da solo, non è un disimpegno, anzi era un impegno. Zero gol all’Olimpico e zero gol con la Juve a San Siro ma otto gol al Bari e al Werder. Qualcuno ha pensato che dalla sconfitta contro Totti ne fosse uscita addirittura la certezza di una squadra ancora fuori portata, e la Juventus, autrice di una prova maiuscola, ha fatto trascorrere un secondo tempo d’apprensione ai suoi tifosi e a Del Neri. La panchina corta a causa del mercato inesistente è una scelta ponderata della società e Benitez in uno dei suoi rari momenti giocosi ha detto che le panchine su qualsiasi campo hanno la stessa lunghezza. Intanto fa giocare i giovani, la gente ha conosciuto Coutinho, Biabiany e Obi, Santon è in crescita, Biraghi ormai è quello di Baltimora e della sventola al Manchester City, Antonelli e Ranocchia sono segnalati a pochi chilometri da Appiano. Loro sono i ventenni che con Josè Mourinho avevano vita durissima. Balotelli è praticamente finito in terapia, Santon una sera disse scherzando che era il terzino destro più forte del mondo e non vide più la prima squadra. Nessuno è perfetto, neppure Josè Mourinho, chissà come avrebbe trattato Coutinho dopo quel gol semplice mancato di testa contro il Werder, oppure quando domenica sera ha perso qualche pallone pericoloso dopo essersi intestardito nel dribbling. Per molto meno Marco Arnautovic è finito a Brema. In effetti i giovani sono un atto di coraggio e anche un segnale dell’emergenza Inter, troppi infortuni, come ha sottolineato Benitez, gli ultimi sono quelli di Cordoba, stiramento al bicipite femorale, e Biabiany, meno serio, solo una contusione. Ma contro la Juventus non si è vista una squadra nervosa e acciaccata come qualcuno ha sottolineato, erano assenti Zanetti, Samuel, Thiago Motta e Pandev, Milito dentro ma ancora invisibile, la sosta dovrebbe restituirli tutti a Benitez.
È difficile parlar male di questa Inter tranne che per i suoi tifosi. Ma qui piuttosto esce la sindrome da accerchiamento dell’interista medio, convinto che tutto soffi in senso contrario. Prima della finale di Madrid diceva: se non la vinciamo quest’anno, non la vinciamo più. Dopo il trionfo di Madrid: sì, ma l’anno prossimo non ce la facciamo a rivincere tutto.
Così si va al manicomio e se è vero che una parte di stampa ci sguazza è proprio perché questa sindrome è palese. È come se l’Inter avesse vinto tutto ma l’interista non ci creda. Adesso vuole un rinforzo, un nome da mettere assieme a Krasic, Aquilani, Cavani e Ibrahimovic. Prima si lamentava perché non vedeva i giovani in campo. Difficile stargli dietro. Le altre si sono rinforzate, c’è la Lazio che dopo sei giornate è da sola, il Milan ha una crescita esponenziale all’apporto di Ibrahimovic alla squadra, il Napoli è scatenato ed è l’unica squadra imbattuta in trasferta, la Juventus è una squadra ritrovata con un centrocampo che fa invidia alla Roma e non prende più neppure gol. In zona però ci sono anche i campioni d’Europa. L’anno scorso Milito non tirava neppure in porta e faceva gol, quel colpo di testa di Maicon che Storari respinge sulla riga sarebbe entrato in porta tutta la vita. Non è vero che è aumentata la pressione sulla squadra e non è vero che aver perso la testa della classifica a causa del pareggio contro la Juventus è un campanello d’allarme. È solo l’arrivo della normalità, lo ha spiegato Javier Zanetti ieri pomeriggio: «Noi non sappiamo se quest’anno rivinceremo tutto un’altra volta. Però ci stiamo provando».