Attacco alla libertà dei medici

«Abbiamo perso la nostra identità, siamo frustrati, mal pagati, non considerati, trasformati in impiegati passacarte, ma questa volta non accettiamo il divieto di prescrivere farmaci che riteniamo utili per la cura dei nostri pazienti. Ho presentato un emendamento in Senato (sarà discusso lunedì) per sopprimere l’articolo 46 bis che introduce l’obbligo da parte del medico di indicare nella ricetta solo il principio attivo e non il farmaco». Il senatore Giuseppe Scalera, componente della commissione ricerca scientifica del Senato è furibondo. È un liberal democratico, fa parte del Gruppo Dini e quindi della maggioranza di governo, ma come medico, e ancor più come presidente dell’Ordine dei medici di Napoli, rifiuta un ruolo ancor più ingessato che lo distacca dal paziente. «Il medico deve poter scegliere il farmaco più adatto alla cura del malato e non solo il principio attivo», aggiunge con fermezza. Scalera spiega l’antefatto: «Pochi giorni fa è stato presentato da Roberto Manzione dell’Udeur, senza alcuna discussione o analisi preventiva, un emendamento alla finanziaria. È stato improvviso, motivato dalla necessità di ridurre la spesa, e la commissione bilancio del senato lo ha approvato. In base a questa norma il medico di base ha l’obbligo di prescrivere per i medicinali di fascia C, quelli non rimborsabili dal Servizio sanitario dello Stato, il solo principio attivo del farmaco. Questa proposta, mai concordata, non provoca alcun calo della spesa, presenta molti rischi per il paziente ed ha ripercussioni pesantissime sulla ricerca e sullo sviluppo economico dell’intero Paese. Molti principi attivi – aggiunge il senatore Scalera – sono importati dall’Est asiatico senza garanzie di qualità. Vi sono poi i farmaci contraffatti, un fenomeno in grande crescita, si stima che nel mondo abbiano raggiunto un valore di 200 miliardi di euro. In Spagna solvente industriale importato dalla Cina e venduto come sciroppo contro la tosse provocò alcuni morti».
Scalera ricorda una inchiesta pubblicata dal New York Times nei giorni scorsi dove si denunciano aziende farmaceutiche cinesi già indagate per contraffazione che vendono tranquillamente i loro prodotti. A Milano espositori cinesi presenti ai primi di ottobre alla più grande fiera degli ingredienti per farmaci, hanno candidamente affermato di non subire alcun controllo. Alcune delle società citate dal quotidiano americano sono già sotto inchiesta negli Usa per la vendita di farmaci contraffatti.
«Occorre creare delle dighe a difesa della sicurezza del paziente. Il Parlamento italiano – dichiara Scalera – ha inoltre il dovere di difendere la ricerca italiana. Molti medici rappresentanti le Società scientifiche si sono schierati a favore della facoltà di scelta del farmaco più appropriato. «Quelli in classe C costituiscono la quasi totalità delle possibilità prescrittive dell’oculista che, spesso, si trova a scegliere farmaci costituiti non da un unico principio attivo ma da associazioni, anche per evitare intolleranze o allergie presenti nel 50% dei pazienti», afferma Matteo Piovella, segretario della Società oftalmologica italiana. Giacomo Milillo, segretario dei medici di medicina generale e Roberto Sassi, segretario dei medici pediatri, hanno espresso la loro sorpresa nel veder insidiato il ruolo responsabile del medico. Sergio Dompé, presidente di Farmindustria, l’associazione degli industriali farmaceutici, ha affermato: «È paradossale lo spostamento nei fatti della responsabilità del medico – che è il solo a conoscere le specifiche esigenze del paziente – al farmacista che sarebbe incaricato di aprire un confronto con il paziente sui prezzi e le virtù dei singoli prodotti».
Claudio Cavazza, presidente di Sigma-Tau, ricorda il valore del marchio, garanzia per i consumatori. «Il marchio - precisa Cavazza - è l’emblema della ricerca, consente di seguire nel tempo lo sviluppo di un medicinale. Il caso aspirina lo conferma. Un Paese si sviluppa quando ha proprie industrie competitive che puntano sulla innovazione. Un Paese solo di consumatori è destinato all’involuzione».