«Un attacco premeditato per ripagare il Professore»

L’ex ministro condanna l’affondo di Rifondazione: «È il suo tributo per aver ottenuto il via libera a Montecitorio»

Fabrizio de Feo

da Roma

Fausto Bertinotti, presidente in pectore di Montecitorio, battezza la sua nuova stagione istituzionale auspicando una «cura dimagrante» per Mediaset. Una proposta bollata come punitiva dal centrodestra e condannata duramente da Maurizio Gasparri.
Onorevole Gasparri, il leader di Rifondazione chiede di ridimensionare Mediaset. C’è voglia di vendetta nell’aria?
«C’è una scuola di pensiero che sostiene che sia stato un tributo a Prodi, il pagamento della cambiale stipulata nel momento in cui è arrivato il via libera per Montecitorio. In pratica Bertinotti avrebbe ripagato Prodi mettendosi a fare il lavoro sporco, partendo a testa bassa».
Una sortita di questo tipo rischia di pregiudicare la candidatura di Bertinotti alla Camera?
«Non credo. Serve, però, a dimostrare a tutti quelli che anche nel centrodestra dicevano “quanto è bravo Bertinotti” che comunista è e comunista rimane. Da uno che sta per diventare presidente della Camera una dichiarazione che è alle soglie dell’aggiotaggio è una cosa mai vista. Siamo di fronte a un attacco prevedibile e premeditato».
Il centrosinistra stoppa i propositi bertinottiani ma si dice deciso a portare più pluralismo nel sistema delle comunicazioni.
«Questa è una vecchia storia. Si dice che c’è un duopolio e si dimentica la presenza di due operatori non proprio periferici come Sky e Telecom che ha due canali analogici più quelli sul digitale ed è in prima linea nella convergenza tra telefonia e televisione con il Dvbh il cui avvio scatterà con i Mondiali di calcio. Si parla dell’Italia come se ci fosse chissà quale anomalia. E poi si porta Zapatero in palmo di mano, lo stesso Zapatero che ha dato la concessione all’editore di giornali che lo aveva sostenuto in campagna elettorale».
Quale futuro avrà il digitale terrestre con il centrosinistra?
«Il digitale terrestre è il futuro. L’Italia ha compiuto questa scelta fin dai tempi dei governi dell’Ulivo. Ora si tratta di andare avanti. Il punto è che il centrosinistra potrebbe rallentarlo soltanto per poter fare ritorsioni sul sistema analogico. Un bel paradosso: sarebbe come chiudere le autostrade perché ti sta antipatico un produttore di automobili».
Riuscirà la sinistra a modificare la legge Gasparri?
«A meno che non riescano a tenere in aula per intere settimane personaggi come Rita Levi Montalcini, 97 anni; Oscar Luigi Scalfaro, 88 o Emilio Colombo, 85, non riusciranno mai a cambiare la Legge Gasparri. Noi, come ha fatto il centrosinistra per l’intera legislatura, chiederemo a ogni votazione la verifica del numero legale. Pertanto quelle di Bertinotti sono minacce a vuoto. Non hanno i numeri nemmeno per decidere quale tasto del telecomando schiacciare la sera. La legge Gasparri c’è e credo che se la dovranno tenere. Noi faremo né più né meno quello che hanno fatto loro. Quello che hanno fatto Angius, Bordon e tutti gli altri».
Politica a parte, ha un senso ridimensionare Mediaset?
«Sì, se si vuole danneggiare il sistema Italia. Già siamo dipendenti sul piano energetico e chimico. Nelle telecomunicazioni continuano a entrare gruppi stranieri. E noi che abbiamo una grande azienda cosa facciamo? La condanniamo al nanismo?».
Un altro fronte è quello del cda Rai. Nell’Unione qualcuno sogna di ribaltare la maggioranza.
«Gentiloni continua a dire: si può revocare Petroni. Ma la revoca è prevista solo per gravi violazioni mica perché Petroni non è di centrosinistra... La legge prevede 9 membri, 7 nominati dal Parlamento e 2 dal governo in modo che siano uno della maggioranza e uno della minoranza. Ergo revocare Petroni significherebbe revocare anche Petruccioli. L’Unione non si faccia illusioni: il cda della Rai resterà in carica fino al giugno 2008 come prevede la legge. Non dimentichiamo che Zaccaria con il centrodestra restò in carica fino a scadenza. L’Unione ragioni e si renda conto che in mano ha soltanto una pistola scarica».