Attacco a Tronchetti

Negli ultimi tre mesi la gestione di Guido Rossi alla guida di Telecom ha fatto perdere al titolo oltre il 7 per cento del suo valore. Nello stesso periodo le azioni della spagnola Telefonica hanno guadagnato oltre il 15 per cento. A conclusione di questo periodo Rossi e i suoi più stretti collaboratori hanno presentato un piano industriale nel quale, tra le altre cose, hanno rifiutato la trattativa con Telefonica avviata dall’azionista di maggioranza di Telecom, Marco Tronchetti Provera. È inutile dire che all’alleanza con Telefonica il management di Telecom non ha proposto alcuna altra alternativa. Per dirla in maniera semplice e brutale, sembra emergere l’obiettivo di «deprimere» Telecom e i suoi corsi azionari per mettere in difficoltà il suo azionista di riferimento, Tronchetti Provera, costringendolo a gettare la spugna. La nostra non è fantaeconomia ma solo un’attenta registrazione dei comportamenti dei vertici di Telecom. Sarebbe auspicabile che la Consob accendesse i riflettori per sapere se c’è davvero qualcuno che per obiettivi di potere sta facendo perdere soldi ai tanti piccoli risparmiatori. Mai come in questi anni, infatti (Parmalat, Cirio, Giacomelli, Italcase) le vittime sacrificali delle furibonde lotte di potere tra gruppi economici e finanziari sono stati proprio i piccoli risparmiatori. Per quanto riguarda Telecom riepiloghiamo brevemente gli ultimi avvenimenti. Dopo settimane di dure campagne di stampa contro la Telecom scoppia agli inizi di settembre il caso Rovati (la proposta di ripubblicizzare la rete telefonica su iniziativa del consigliere economico del presidente Prodi). Passa solo qualche giorno e parte alla grande l’inchiesta giudiziaria sulle intercettazioni illegali del gruppo Tavaroli e compagni responsabili della sicurezza Telecom. Tronchetti Provera si dimette il 15 settembre e indovinate chi lo sostituisce? Guido Rossi, naturalmente, uno dei più autorevoli avvocati societari. Grande stampa, procura, Guido Rossi. Un trittico visto più volte all’opera in questi anni. Dallo scippo dell’impero Ferruzzi da parte di Mediobanca nel ’93 (Arturo Ferruzzi fu sostituito alla guida della sua finanziaria sempre da Guido Rossi) fino alla vicenda Antonveneta il cui controllo fu dato dal custode giudiziario che gestiva per conto della procura di Milano la maggioranza delle azioni, al socio di minoranza, gli olandesi dell’AbnAmro, il cui consulente, guarda che coincidenza, era proprio Guido Rossi. Naturalmente nel silenzio impaurito della Consob e nel compiacente ammiccamento dei grandi organi di stampa.
Come si vede la storia si ripete. Le lotte di potere economico hanno sempre gli stessi protagonisti, le stesse procedure e gli stessi rituali e a farne le spese per primi sono sempre i piccoli azionisti. Dovremo, allora, prepararci ad un altro scippo contrabbandato poi con la sovranità del mercato? Siamo seri. Il mercato ha bocciato proprio Rossi e compagni e il loro piano industriale facendo perdere l’altro giorno al titolo un altro punto. Altro che storie. Il blocco della trattativa con Telefonica senza alcun’altra alternativa impedisce infatti alla Telecom di internazionalizzarsi restando italiana, di fare sinergia con risparmi miliardari sui costi di gestione e di realizzare un’alleanza industriale in grado di muoversi sui mercati mondiali con la necessaria forza rilanciando così investimenti e valore del titolo. Tre consiglieri si sono astenuti sul piano industriale presentato da Rossi, tra cui uno indipendente e due in rappresentanza dell’azionista di maggioranza. Come si vede c’è materia per azioni di responsabilità da parte degli azionisti, per accertamenti immediati della Consob e per iniziative del governo e del Parlamento. Nell’interesse degli azionisti, del Paese, del mercato e della sua trasparenza.