"Attentati di Natale? Siamo solo dei chiacchieroni"

La difesa di due marocchini arrestati a Milano per terrorismo: &quot;Quello che ci dicevamo al telefono erano soltanto battute, non c’era niente di concreto&quot;. Ma per la Procura erano pronti a colpire<br />

Le bombe? “Una battuta”. Gli attentati? “Solo sciocchezze”. I progetti kamikaze di cui discutevano al telefono? “Avete capito male”. Come fossero finiti in manette per un abbaglio collettivo. Come se le indagini della procura di Milano e della Digos avessero preso una colossale cantonata. Così si difendono Rachid Ilhami e Abdelkader Gafir, i due marocchini arrestati lo scorso 2 dicembre con l’accusa di terrorismo internazionale e di concorso esterno ad Al Qaeda. Niente di meno. Ma i due, davanti ai magistrati, ripetono che si è trattato di un malinteso. Sentito dal pm Nicola Piacente, titolare dell’inchiesta, Ilhami ha assicurato: «Sono solo un fanfarone, un gran chiacchierone». Dunque, nei dialoghi tra i due “non c’era niente di concreto”, e anzi, “sono diventato musulmano osservante quando sono arrivato in Italia, dove ho apprezzato molto la libertà di culto che vige». Resta, però, che dalle intercettazioni emerge un quadro un po’ diverso. “Non mi interessa più niente, solo il Jihad” si dicevano al telefono. E “Io combatto qui!”. Qui, in Italia. A Milano, dove “durante il Natale ovunque passi puoi far esplodere la gente che hai di fronte”, e sempre a Natale “andrò al Duomo e metterò qualche bomba cinese”. “ci avete fraintesi – hanno spiegato i due – le conversazioni sono state tradotte male, il nostro è un particolare dialetto marocchino”. Così non fosse, quelli registrati dagli investigatori sarebbero toni da vera e propria Guerra Santa su cui ora sarà il tribunale dei Riesame a dover decidere. Se i giudici riterranno le conversazioni tra Ilhami e Abdelkader semplici “farneticazioni”, i due marocchini potranno uscire dal carcere. Il loro legale, l’avvocato Ettore Traini, che li ha incontrati nel carcere di San Vittore, ha spiegato che i due «sono molto provati, perché sono incensurati e non hanno mai fatto un giorno di carcere. Sono persone integrate che vivono da anni in Italia regolarmente, e adesso sono molto preoccupati per le mogli e i figli piccoli». Curioso, il legame proprio con le mogli. In un’altra telefonata intercettata, Abdelkader spiega all’amico: Io ho già avuto il consenso di mia moglie, mia ha detto che se voglio andare a combattere per guadagnare il paradiso posso anche andare. Mi ha detto che devo solo comprarle la casa e poi se voglio, vado”.