Attentati in Spagna, chiesti 311mila anni di carcere

Pene pesantissime chieste al processo per le bombe dell'11 marzo 2004 che causarono 191 morti e 1.841 feriti: 28 gli imputati, tra cui Rabei, condannato in Italia a 10 anni

Madrid - Trecentomila anni di prigione per 28 imputati, tutti dichiaratisi innocenti, al processo che si conclude oggi a Madrid per gli attentati di matrice islamica che l’11 marzo 2004 causarono la morte di 191 persone e il ferimento di 1.841 altre e ponendo di fatto fine al governo di Josè Maria Aznar che aveva portato la Spagna in guerra in Iraq. Con le ultime arringhe difensive prende fine il più grande processo mai svoltosi in Europa contro il terrorismo islamico. Le sentenze contro i 28 imputati - membri di una cellula jihadista accusata di avere ordito l’eccidio ispirata da Al Qaida - sono attese per fine settembre o inizio ottobre. L’accusa ha chiesto una condanna a 311.800 anni di prigione complessivi per gli imputati, a cominciare dagli organizzatori e autori materiali, ma il codice penale spagnolo non prevede pene superiori ai 40 anni.

Durante il dibattimento, durato quattro mesi e mezzo, sono sfilati 300 testimoni e realizzate 60 perizie in aula durante 450 ore di udienza. Durante il processo non ha trovato conferma l’ipotesi dell’opposizione di centrodestra di un possibile coinvolgimento dell’Eta nel più grave massacro terroristico della storia spagnola che, apparentemente istigato dalla partecipazione alla guerra in Iraq, contribuì alla vittoria elettorale di Josè Luis Rodriguez Zapatero.

Mohamed l’Egiziano, una delle presunti menti della strage condannato in Italia a 10 anni, aveva aperto il 15 febbraio scorso le udienze, affermando, al pari di tutti i principali imputati, di non avere nulla a che fare con gli attentati che fecero 192 morti e oltre 1.800 feriti, che ha anzi condannato «completamente e incondizionatamente» insieme alle azioni terroristiche in ogni parte del mondo. Oggi il suo avvocato ha di nuovo respinto ogni accusa negando la validità giuridica delle registrazioni effettuate dai servizi segreti italiani e nelle quali Rabei avrebbe rivendicato la responsabilità dell’attentato. La difesa ha anche definito, con l’appoggio della testimonianza di esperti spagnoli, inattendibili le traduzioni italiane di tali conversazioni. Per Rabei, gli altri sei autori intellettuali e gli autori materiali, l’accusa ha chiesto fino a 40.000 anni ciascuno.

Il presidente del tribunale, Javier Gomez Bermudez, ha però ricordato che il codice penale spagnolo non prevede pene superiori a 40 anni. Oltre a Rabei, gli ideatori sono considerati i marocchini Hassan al-Haski e Yussef Beljadhi ed il cervello, il tunisino Serhane Andelmajid Fakhet, capo ideologico della cellula, che si uccise a Leganes per sfuggire alla polizia con altri sei presunti terroristi, fra cui il loro presunto capo operativo Jamal Ahmidan. A questi si aggiungono i quattro imputati ritenuti esecutori materiali: Jamal Zougam, Basel Gayoun, Abdelmajid Bouchar. Lo spagnolo Jose Emilio Transhorras avrebbe fornito l’esplosivo.