Attentato a Bagdad: muore un italo-iracheno

Una bomba lanciata in un ufficio municipale di Sadr City, quartiere
sciita della capitale, uccide anche quattro americani, due civili e due
soldati. La famiglia di Abdul Al Salal abita in Canada. Potrebbe aver preso la nostra cittadinanza come rifugiato, come molti esiliati ai tempi di Saddam

Cittadinanza italiana, origini irachene e un lavoro pericoloso a Bagdad. Una bomba ha dilaniato Abdul Al Salal, un italo-iracheno che lavorava con le truppe americane come interprete e per facilitare i rapporti con la popolazione. L’appuntamento con il destino è scattato ieri mattina a Sadr City, la roccaforte sciita della capitale. L’ordigno è targato Gruppi speciali, le cellule oltranziste sciite finanziate ed addestrate dagli iraniani. Lo hanno subito denunciato fonti militari americane. Nell’esplosione sono rimasti uccisi sei iracheni e quattro americani, due soldati e due civili. La vittima italo-irachena lavorava come consigliere culturale del Prt di Bagdad, i team specializzati nella ricostruzione. Pur trattandosi di un civile, aveva un contratto con il Dipartimento della Difesa. I genitori vivono in Canada, ma non è escluso che ci sia qualche familiare anche in Italia. La cittadinanza potrebbe averla ottenuta sposando un’italiana, oppure vivendo come rifugiato nel nostro paese. Ai tempi di Saddam erano molti gli iracheni che approdavano in esilio in Italia.

L’esplosione è avvenuta alle 9.30 del mattino (le 8.30 in Italia) nella sede del consiglio di quartiere a Sadr city. Gli americani erano appena arrivati nell’ufficio del numero due del distretto, quando è scoppiata la bomba. Un sospetto terrorista si è allontanato di corsa dal luogo della strage, che ha provocato pure 10 feriti. Bloccato dai soldati americani «è risultato positivo al test per i residui di esplosivo», si legge in un comunicato Usa.

Gli americani avevano un incontro, il quarto in poco tempo, per pianificare un piano di aiuti a Sadr city. L’italo-iracheno facilitava i contatti grazie alla conoscenza della lingua e cultura dell’Irak. Il precedente consiglio, dominato dai radicali di Moqtada al Sadr, il piccolo Khomeini iracheno, si era dimesso in blocco. Sadr city è stata a più riprese teatro di scontri fra i miliziani sciiti dell’esercito del Mahdi, fedeli a Sadr, e le truppe americane. Un’instabile tregua è stata raggiunta lo scorso mese. Si prevedeva che il nuovo consiglio di quartiere fosse più moderato e filo Usa. Inoltre erano già stati accettati di buon grado gli aiuti americani per il povero quartiere sciita, dove vivono due milioni di persone. Una sfida agli uomini di Sadr molto attivi anche nel sociale, sullo stile di Hezbollah in Libano.
«Crediamo che i criminali dei Gruppi speciali fossero infastiditi dalla collaborazione che si stava instaurando con le forze della coalizione per migliorare il livello di vita degli abitanti di Sadr city», ha spiegato il tenente colonnello Steve Stover. Per questo hanno colpito con un attentato negli uffici dell’autorità locale.

I Gruppi speciali sono le cellule sciite filo iraniane armate e addestrate dai Pasdaran. «Sono impauriti dei progressi che stiamo facendo e del potere che passa veramente nelle mani del popolo», ha aggiunto il colonnello John Digiambattista, ufficiale della terza brigata di fanteria Usa. Anche lui ha puntato il dito contro le cellule estremiste all’ombra di Teheran. Salam Fraïji, responsabile del movimento estremista sciita di Moqtada al Sadr a Bagdad, ha invece accusato i filo americani. «È una cospirazione dei membri del consiglio comunale che stanno con gli Usa - denuncia Fraïji -. Come è possibile per un attentatore infiltrarsi in un edificio così controllato dai soldati americani».

In Italia il presidente della Camera, Gianfranco Fini, ha auspicato che il governo riferisca al più presto in aula. Al Senato è stato espresso cordoglio per la morte dell’interprete italo-iracheno. Il segretario di stato Usa, Condoleezza Rice, ha detto che la strage «è un terribile memento dei pericoli con i quali si confrontano gli americani in Irak».
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