Attentato kamikaze in Irak, 500 morti

E' il violento attentato dall'inizio della guerra, nel 2003. Quattro kamikaze, ognuno a bordo di una autocisterna, si sono fatti saltare in aria a poche centinaia di chilometri da Mosul. Le vittime appartengono alla comunità Yazida, considerata blasfema dagli estremisti musulmani

Baghdad - L'attentato più sanguinoso dall'inizio della guerra in Irak è stato messo in atto ieri, nei pressi di Mosul, nel nord del Paese. Alcune fonti parlano di 250 morti, altre di almeno 500. Le operazioni di soccorso proseguono incessanti da ieri, da quando quattro kamikaze, ognuno a bordo di una autocisterna, si sono lasciati saltare in aria a 120 chilometri da Mosul, nel villaggio di Qahataniya. Si scava anche a mani nude sotto le macerie di palazzi e abitazioni, molte delle quali ospitavano famiglie di 20 o addirittura 30 persone: in centinaia sono rimasti intrappolati, fanno sapere fonti di stampa locali. Le vittime sono tutte membri della comunità Yazida, considerata blasfema dagli estremisti musulmani, seguace di una religione molto antica in cui confluiscono elementi della tradizione cristiana, ebraica, manichea e islamica.

Pulizia etnica "Si tratta di un atto di pulizia etnica", ha detto alla Cnn il comandante delle truppe statunitensi nel nord dell’Iraq, il generale Benjamin Mixon, spiegando che fino ad ora l'area di Ninevah - dove abita la comunità Yazida - non era stata coinvolta nella guerra settaria irachena. Secondo l’esercito Usa dietro alla strage di ieri ci sarebbe la mano di Al Qaida. "La modalità dell’attentato è tipica dell’organizzazione terroristica islamica", ha dichiarato un portavoce delle truppe, il generale Kevin Bergner. Non ha dubbi il comandante in carica dell’esercito statunitense in Iraq, il Generale David Petraeus il cui rapporto sull’operazione sicurezza in Iraq è atteso tra meno di un mese al Congresso. "Avevamo previsto un aumento di attacchi in questo mese", ha spiegato Petraeus sottolineato inoltre la difficoltà di presidiare l’area al confine con la Siria, rinnovando dunque le accuse a Damasco di garantire il passaggio di miliziani armati. In un comunicato il primo ministro iracheno Nouri al-Maliki ha duramente condannato gli attentati "ad opera di terroristi che tentano di alimentare l’odio settario e di danneggiare l’unità nazionale". Un appello a mettere da parte le divisioni politiche e religiose e lavorare al fine di proteggere i civili è giunto ieri dal segretario generale delle Nazioni Unite Bn Ki-moon. E a neanche 24 ore dalla peggior strage degli ultimi anni, stamani nuovi attentati: un’autobomba è esplosa nei pressi di un mercato nel centro di Baghdad durante l’ora di punta. Uccise nove persone, ferite altre 17 riferiscono bilanci della polizia locale.