Attentato in Libano: feriti sei caschi blu italiani La Lega: "Siamo in troppe missioni, via al ritiro"

Torna la paura in Libano. Sei caschi blu italiani sono rimasti feriti nell’esplosione che ha colpito un mezzo
dell’Unifil. Di questi due sarebbero in condizioni gravi. L'ordigno sarebbe esploso sulla superstrada diretta alla città portuale di Sidone (a 40 chilometri da
Beirut). La Lega chiede il ritiro dei soldati. Frattini promette: "Troveremo le modalità per una graduale riduzione dell'impegno"

Beirut - Torna la paura in Libano. Almeno sei caschi blu italiani sono rimasti feriti nell’esplosione che ha colpito un mezzo dell’Unifil, la missione Onu schierata nel sud del Libano. Dei feriti due soldati sono in gravi condizioni ma non rischiano la vita. Secondo l’emittente libanese Future Tv, l'ordigno sarebbe esploso sulla superstrada diretta alla città portuale di Sidone (a circa quaranta chilometri a sud di Beirut) vicino al fiume Awwali, proprio mentre il mezzo dei caschi blu stava passando. Immediato il cordoglio del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi: "Siamo vicini ai familiari dei feriti e ai nostri ragazzi impegnati nella missione di pace e auguriamo loro una pronta guarigione".

Frattini: "Ridurremo la presenza" "L’italia è vicina ai suoi militari impegnati nella missione Unifil alla quale dobbiamo un contributo decisivo alla stabilità in una delle aree più sensibili della regione mediorientale". Commentando le "notizie drammatiche" giunte dal Libano, Frattini ha assicurato che l'Italia è intenzionata a ridurre la presenza del suo contingente in Libano: "Troveremo le modalità, che non può essere quella di dire che da domani ce ne andiamo, è una graduale riduzione". Un impegno di cui il governo ha già iniziato a parlare, non è una novità. "Evidentemente il dialogo e il confronto va fatto dentro la maggioranza ma interessando il presidente della Repubblica, che è presidente del Consiglio supremo di Difesa", interviene Frattini sottolineando che "è evidente che si tratta di una decisione che va comunicata in sede Onu perchè questa non è una missione dell’Italia, ma una missione delle Nazioni Unite". Quindi - conclude il ministro - noi entriamo, riduciamo o usciamo a seconda di come l’istituzione internazionale è informata".

La Lega vuole il ritiro "Per primo ho chiesto il ritiro dalla missione in Libano. Continuo a ritenere che le missioni nelle quali siamo impegnati siano troppe e in troppi Paesi: in alcune realtà siamo addirittura più rappresentati degli Stati Uniti". Il ministro della Semplificazione ed esponente della Lega Nord, Roberto Calderoli, insiste sull'opportunità del ritiro italiano dalla missione in Libano. "Siamo addolorati per i nostri militari coinvolti nel vile attentato in Libano e a loro va la nostra solidarietà e ringraziamento per la missione che stanno compiendo" aggiunge il ministro. "È da tempo che abbiamo sollecitato il governo a rivisitare le nostre missioni - conclude Calderoli -. Risultano incompatibili con lo stato dei conti pubblici a causa della crisi economica internazionale".

La partecipazione italiana L’Italia partecipa dal 1979 alla Forza di interposizione in Libano delle Nazioni Unite, creata un anno prima, in seguito all’invasione israeliana. Dopo l’ultimo conflitto del 2006, vi è stata una nuova risoluzione del Consiglio di Sicurezza (la 1701) che ha disposto il potenziamento del contingente militare fino a un massimo di 15mila uomini, che agiscono come "forze cuscinetto" tra Israele e Libano. Il nostro Paese è impegnato con un contingente di 1.780 uomini della brigata Meccanizzata "Aosta" (secondo comando forze di Difesa, di stanza in Sicilia), nella missione internazionale, denominata in ambito nazionale operazione "Leonte". Dal febbraio 2007 al 28 gennaio 2010 l’Italia ha esercitato il comando della missione, ora passato alla Spagna.

L'avvicendamento delle brigate Solo pochi giorni fa, il 10 maggio, c’era stato il passaggio di consegne nel settore ovest della missione Unifil, in Libano, fra la brigata di cavalleria "Pozzuolo del Friuli", tornata in Italia a conclusione della missione, e la brigata meccanizzata "Aosta". Il Parlamento ha autorizzato per questa missione la partecipazione di 1.780 militari. Nella base "Millevoi", quartier generale del contingente italiano, si era svolto l’avvicendamento tra i comandanti delle due brigate, i generali Guglielmo Miglietta, della "Pozzuolo", e Gualtiero Mario De Cicco, alla presenza del sottosegretario alla Difesa Guido Crosetto, del capo di Stato maggiore della Difesa Biagio Abrate, del capo di Stato maggiore dell’Esercito Giuseppe Valotto, del comandante di Unifil Alberto Asarta Cuevas e dell’ambasciatore d’Italia in Libano, Giuseppe Morabito. Al termine erano stati consegnati anche 27 autocarri medi "Acm 80" alle Forze armate libanesi donati dal Governo italiano. Per la brigata Aosta, grande unità dell’Esercito stanziata in Sicilia, si tratta della prima missione in Libano, dopo varie missioni svolte negli anni passati nei Balcani. L’Aosta schiera sul terreno unità tratte da quasi tutti i suoi reparti: i lancieri di Aosta, il sesto reggimento bersaglieri, il quinto reggimento fanteria Aosta, il 62° reggimento fanteria Sicilia, il quarto reggimento Genio guastatori e il reparto comando e supporti tattici Aosta.