Attentato a Radio Radio: politica o ultrà?

Patricia Tagliaferri

Dicono di essere una voce libera, senza un preciso colore politico, eppure a qualcuno hanno dato fastidio. E per farglielo capire, ieri notte, quel qualcuno ha fatto scivolare del liquido infiammabile sotto la porta blindata della sede dell’emittente radiofonica romana Radio Radio e gli ha dato fuoco. Un attentato incendiario che non ha avuto gravi conseguenze soltanto per un caso. Grazie a un tecnico che si era attardato al lavoro e che, sentito l’odore del fumo, si è precipitato all’ingresso e visto le fiamme. È stato lui, aiutato da alcuni vicini, a spegnere il fuoco e a dare l’allarme. In via Serra de’ Conti, alla Borgata Fidene, sono arrivati i vigili del fuoco e gli agenti della Digos.
I danni sono lievi, l’episodio inquietante. Subito si pensa alla matrice politica, ma non si esclude la pista degli ultras, di una minaccia arrivata da ambienti di tifoserie particolarmente violente. Ilario Di Giovambattista, direttore editoriale di Radio Radio, ammette di ricevere continuamente minacce da anni. «Mi sono arrivate anche lettere allucinanti, simili ai comunicati delle Brigate Rosse», racconta. «Siamo una radio che non ha colore politico - racconta Di Giovambattista - abbiamo ospitato tre settimane fa Berlusconi, ma in precedenza D’Alema e Bertinotti». Massima libertà e indipendenza anche in ambito calcistico: «Non siamo troppo romanocentrici e questo ci crea qualche avversione, diamo spazio anche alle altre squadre». Più di un lavoratore della radio ha raccontato agli investigatori delle numerose minacce arrivate nel corso di alcune trasmissioni sportive, soprattutto quelle calcistiche. Massima attenzione gli inquirenti la stanno riservando al disegno tracciato dagli attentatori con una bomboletta spray rossa: sembra una falce e un martello, ma potrebbe essere un altro simbolo la cui realizzazione è stata interrotta per qualche motivo.
Certo è che chi ha agito non è uno sprovveduto. Gli attentatori sono arrivati sul posto prima dell’una, sono saliti al dodicesimo piano di un edificio dove abitano centinaia di persone e hanno preso tutte le precauzioni necessarie per non essere visti, come quella di coprire con la vernice rossa gli spioncini delle altre tre porte del pianerottolo. Prima di andare via, lasciando sul posto la tanica che conteneva il liquido infiammabile, hanno disegnato con lo spray la falce e il martello e, con la stessa vernice, al pianoterra, hanno coperto le cellule fotoelettriche degli ascensori, bloccandoli sul posto.