Gli attentatori in fuga pronti a colpire ancora

Il ritrovamento della bomba abbandonata dal «quinto uomo» sta fornendo preziosi indizi agli inquirenti. Ma ora è una corsa contro il tempo

Guido Mattioni

nostro inviato a Londra

Nello stesso giorno in cui Scotland Yard diffondeva nuove immagini dei quattro attentatori del 21 luglio, ieri per due di loro è caduto anche il velo dell’anonimato. Così, sotto due dei fotogrammi «rubati» giovedì scorso dalle telecamere installate nelle stazioni della metropolitana e dei bus, oltre che in mille altri angoli della capitale britannica, oggi si possono scrivere anche altrettanti nomi. Due tasselli in più che si vanno ad aggiungere al puzzle messo insieme con pazienza, ma soprattutto con assoluta riservatezza, dai detective della Metropolitan Police. Nella lista dei most wanted entrano così Mukhtar Said Ibrahim, 27 anni, e il ventiquattrenne Yasin Hassam Omar. Il primo - ha spiegato Peter Clark, il numero tre della squadra antiterrorismo - è l’uomo che ha tentato di far saltare in aria l’autobus della linea 26 a Hackney, per poi darsi alla fuga passando attraverso una casa al 58 di Curtis Street. Il suo complice Omar è ritenuto invece il responsabile della fallita esplosione alla stazione della metropolitana di Warren Street. Sempre secondo la polizia, tre degli attentatori si erano dati appuntamento alla stazione di Stockwell, a Sud Ovest di Londra (la stessa dove gli agenti hanno ucciso per errore il giovane brasiliano sospettato di essere un possibile kamikaze) e da lì erano poi partiti alla volta delle loro rispettive destinazioni. Il quarto uomo era stato ripreso invece dalle telecamere mentre si infilava nella stazione del «tube» a Westbourne Park, nella zona Nord della città.
L’altra novità di giornata, sul fronte delle indagini, è l’esistenza di un quinto uomo del commando. A ben vedere si tratta di una mezza novità, o meglio di una notizia che ieri ha ricevuto, in più, il crisma dell’ufficialità. Infatti, che giovedì scorso a Londra ci fosse stato in azione anche un quinto terrorista, era parso evidente a tutti fin da sabato sera, quando era stato comunicato il ritrovamento di un altro zainetto sospetto, poi rivelatosi pieno di esplosivo, in un parco a poca distanza dal carcere di Wormwood Scrubs. Il quinto uomo, non si sa se per paura o per altro motivo, aveva quindi rinunciato all’ultimo momento al suo progetto criminoso, abbandonando l’ordigno. Facendo così un enorme regalo agli inquirenti, che oltre ad accertare la forte similarità tra quella bomba (piena di chiodi e bulloni per potenziarne l’effetto devastante) e le altre quattro ritrovate inesplose, si sono trovati tra le mani una miniera di potenziali informazioni. Come quelle che potranno venire da un contenitore di plastica con coperchio, di quelli usati per alimenti, utilizzato nella fabbricazione degli ordigni inesplosi. Un prodotto di produzione indiana in vendita in almeno un centinaio di negozi del Paese. E la polizia, mostrandolo in televisione, ha infatti chiesto aiuto proprio ai negozianti, invitandoli a ricordare a chi ne avessero magari venduto un certo quantitativo.
Proseguono intanto senza soste le perquisizioni in abitazioni sospette, con un massiccio impiego di uomini e di mezzi che ha reso necessario il noleggio di una miniflotta aggiuntiva di furgoni che girano curiosamente con i colori della compagnia di autonoleggio National, anziché con le insegne della Metropolitan Police. Del resto «questa è ormai una corsa contro il tempo», ha ripetuto ieri lo stesso Ian Blair, il numero uno della Met. I fuggitivi, con tremila poliziotti alle costole e le proprie facce pubblicate sui giornali o rimandate continuamente in onda dalle televisioni, ha spiegato, sanno di avere le ore contate. E questo li rende particolarmente pericolosi, spingendoli anche a colpire di nuovo. Un altro funzionario di Scotland Yard ha aggiunto che «questi uomini sembrano determinati a morire». Gli investigatori sono inoltre certi che i terroristi si trovino alla macchia ognuno per conto proprio, senza possibilità di mettersi in contatto con gli altri se non a rischio di farsi localizzare. E viene dato altrettanto per scontato che siano ancora nel Regno Unito, più probabilmente nella stessa Londra.