Attenti all'uomo

Gli animalisti, specie fastidiosa alla quale ho la sventura di appartenere, sono in allarme per il possibile diffondersi, dopo la psicosi aviaria, d’una psicosi gattaria. Derivante dall’individuazione d’un gatto colpito dal virus H5N1 nell’isola tedesca di Ruegen, sul Mar Baltico, e rafforzata dalla successiva individuazione d’altri gatti (anch’essi colpiti dal virus) nella regione austriaca della Stiria. L’idea che il mite felino casalingo possa essere portatore e propagatore d’una funesta epidemia ha già contagiato alcune persone particolarmente impressionabili. Sono stati constatati i primi abbandoni di mici, visti ormai come un pericolo incombente e non come una divertente e consolante compagnia.
Ma il peggio è che la paura della gattaria s’è impadronita anche di amministratori e politici d’alto livello, e il ministro dell’Agricoltura del Meclemburgo-Cispomerania, Till Backhaus, ha addirittura dato il via libera all’uccisione indiscriminata di cani e gatti randagi: ai quali è lecito sparare, abbattendoli. In Italia un quotidiano serio e autorevole come La Stampa ha corredato una cronaca collegata al fatto di Ruegen con l’immagine di un gatto alla quale era sovrapposta la scritta «Attenti al gatto». Il «dagli all’untore» rimane sempre nel fondo dei nostri ricordi e dei nostri timori.
Per carità: non dico che si debba rimanere indifferenti e inerti di fronte alla prospettiva di un flagello che via via espandendosi dal pollo al cigno e dal cigno al piccione e dal piccione al micio, finisca magari per colpire in forma massiccia l’homo sapiens e la donna anche lei sapiens (forse un tantino di più).
Ma i veterinari - sollecitati dai soliti animalisti rompiscatole - tendono ad attenuare le ansie. Ricordano che in dieci anni da quando è stato diagnosticato, e in tutto il mondo, il virus malefico ha causato la morte di poco più di 80 persone e il contagio di circa il quadruplo: mentre ogni anno nel nostro Paese almeno 500 persone decedono per complicanze dell’influenza normale (non parliamo poi delle migliaia di morti, ogni anno, in incidenti automobilistici). Per concludere a questo proposito, mettersi al volante o prendere posto su un’auto è molto più pericoloso che abbuffarsi di pollo o accarezzare il gatto di casa.
Precisano poi gli esperti - della cui attendibilità non ho motivo di dubitare - che il virus H5N1 per diventare patogeno per l’uomo deve modificare il proprio Dna mescolandolo con quello di un virus influenzale dei suini. E aggiungono che «il gatto o altri animali (anche uccelli domestici, come piccioni o canarini) non sono assolutamente coinvolti in una eventuale possibilità di diffusione dell’aviaria verso le persone, e quindi non vi è assolutamente da preoccuparsi per la loro presenza in abitazioni o allo stato libero».
Non c’è nessuna buona ragione, dunque, per diffidare dei nostri amici gatti. I quali avrebbero oggi, assistendo all’agitazione umana per l’aviaria, un eccellente motivo per proteggersi con cartelli «Attenti all’uomo». Soprattutto se l’uomo si chiama Till Backhaus, ministro.