Attenti, arriva l’inflazione Ecco i segreti per guadagnare

AL RIPARO Conviene comprare l’abitazione o il garage scegliendo un mutuo a tasso fisso

Serpeggia, insidiosa, la preoccupazione che, passata la bufera della recessione, si dovrà affontarne un’altra: quella dell’inflazione. La autorità monetarie ne sono consapevoli, ma in questo momento minimizzano il futuro allarme con una constatazione elementare: non è questa la priorità, la priorità è condurre definitivamente le economie e i mercati fuori dalla depressione. C’è chi scommette: tra un anno il costo della vita avrà una crescita a due cifre, come negli anni Settanta, o come - peggio - nelle economie turbolente dell’America latina. Si può ricordare, estremizzando, che tra il 1980 e il 1989 il Brasile registrò un’inflazione di 37milioni per cento: chi partiva cioè con 37 milioni di cruzeiros, dopo dieci anni se ne ritrovò 100; un deprezzamento del 260% all’anno in media. In Argentina andò ancora peggio: nello stesso periodo, 208 milioni per cento. In quegli anni gli Stati Uniti registrarono l’85% e l’Italia il 190 per cento.
Sono spauracchi, certo: ma non per questo l’investitore, il risparmiatore, la famiglia, devono sottovalutare i pericoli; anzi, se possibile, devono trasformarli in un’opportunità. Inflazione vuol dire rincaro dei prezzi e perdita di potere d’acquisto, con effetti sociali redistributivi che vanno a svantaggio delle classi meno agiate.
Se gli esperti sono piuttosto concordi nella convinzione che alla crisi seguirà una fiammata inflazionistica, le ragioni ci sono e sono facilmente individuabili nelle manovre di politica economica messe in atto negli ultimi 12-18 mesi. Lo scoppio delle varie bolle speculative ha messo in profonda crisi il sistema bancario, che si è trovato in difetto di liquidità, con il rischio di non poter far fronte ai suoi impegni. Per sostenerlo, le Banche centrali e gli organismi sovranazionali hanno adottato misure aggressive di politica monetaria, inondando di liquidità il sistema in vari modi: con storno di risorse pubbliche, con la stampa di nuova moneta, con una drastica riduzione dei tassi d’interesse - oggi ai minimi storici: negli Stati Uniti addirittura prossimi allo zero -; cosa, quest’ultima che ha permesso alle banche di abbattere i costi della raccolta nel momento in cui gli istituti, che non si fidavano l’uno dell’altro, avevano di fatto gelato l’interbancario.
Gli effetti si sono visti e si vedono. Le banche hanno superato l’emergenza, nel sistema si è ricreata fiducia, si è stimolata la spesa, elemento essenziale per la redistribuzione del reddito. Franklin Delano Roosevelt, in pieno new deal, nel 1936, raccomandava: «Comprate, non importa cosa, ma comprate!».
La crisi non è ancora finita, ma quasi tutti ormai concordano che il peggio è passato. E dunque, in un futuro imprecisabile ma non troppo lontano, gli strumenti che l’hanno frenata provocheranno, come un boomerang, effetti contrari: l’eccesso di liquidità, che crea illusione monetaria, genererà un eccesso di domanda, e i prezzi aumenteranno. Impossibile dire quando questo avverrà e quale sarà la sua dimensione: quanto più l’aumento del carovita sarà improvviso, tanto più pericolosi saranno i suoi danni. Dipenderà molto, ovviamente, da come le autorità monetarie sapranno tenere in mano le redini di un cavallo che, specie se imbizzarrito, sarebbe devastante lasciar scappare.
Viste tutte queste premesse, l’accorto buon padre di famiglia può prendere delle misure difensive per tempo. In queste due pagine si mettono a fuoco i vari impieghi protettivi, finanziari e patrimoniali. In tempi d’inflazione conviene avere (vecchi) debiti, se i tassi sono bloccati: la casa - che sul lungo termine si rivaluta sempre, e le rivalutazioni nei tempi d’inflazione si accelerano - resta sempre l’investimento principe. Un mutuo ai tassi fissi di oggi potrebbe essere una manna domani; se non per la casa, almeno per un garage. Stesso discorso, seppure in proporzioni diverse, vale per gli acquisti di beni durevoli: l’auto, il frigorifero, se pagati a rate fissando il prezzo in anticipo, potrebbero rivelarsi un affare. Beni rifugio come oro, opere d’arte, francobolli e collezionismo liquido (cioè rivendibile in qualunque momento) sono altri esempi di qualcosa che l’inflazione aiuta a rivalutarsi. Da un punto di vista finanziario, il mercato mette a disposizione titoli di Stato legati all’inflazione (i Btpei), emessi da Italia, Francia, Grecia e pochi altri Stati. All’inflazione sono legati i rendimenti di obbligazioni bancarie, postali e di enti sovrannazionali come la Bei.