Attenti a Capodanno: il minuto finale ha un secondo in più

«Tre, due, uno, uno, auguri! Buon 2009». Non è un errore di stampa. L’ultimo minuto di questa giornata, l’ultimo minuto del 2008, sarà di 61 secondi. Magia? No, scienza.
Questa sera all’ultimo minuto dell’anno sarà infatti applicato quello che i tecnici chiamano il «secondo intercalare», ovvero un secondo aggiuntivo di aggiustamento temporale per uniformare il tempo degli orologi a quello della rotazione terrestre. Questo è dettato dal fatto che quando guardiamo l’ora sui campanili, stiamo controllando in realtà un tempo «artificiale», convenzionalmente adottato in tutto il mondo ma pur sempre un’approssimazione di quello che è in realtà il tempo «vero», cioè quello dettato dalle rotazioni del nostro pianeta. Questi due tempi, quello convenzionale (basato sugli orologi atomici) e quello «naturale», anche se di poco, differiscono; e ogni volta che la differenza tra i due supera la soglia massima di 0,9 secondi, entra in scena il «secondo intercalare». Proprio quello che conteremo in più questa sera.
Quella del «secondo temporale» sarebbe una non-storia, visto che viene adottato senza alcun problema fin da 1972 (l’ultimo aggiustamento è avvenuto il 31 dicembre del 2005); il fatto è quello di stasera potrebbe essere l’ultimo.
L’Unione internazionale delle telecomunicazioni, l’ente mondiale che gestisce l’applicazione delle correzioni temporali, ha infatti proposto di abolire il «secondo temporale», e di sostituirlo con un’«ora temporale», da applicare una volta ogni 600 anni. Questo espediente, così come ha riportato la rivista scientifica New Scientis, eliminerebbe il bisogno di aggiustare (in media una volta ogni anno e mezzo) il tempo artificiale. Ma avrebbe altre importanti conseguenze, che stanno facendo imbestialire i britannici. Se si prendesse come unico tempo vero quello degli orologi atomici (che calcolano un secondo come il tempo che un atomo di Cesio impiega per oscillare 9.192.631.770 volte), il meridiano dell’ora zero, quello di Greenwich, sarebbe costretto a traslocare. Anno dopo anno, si sposterebbe verso verso est di parecchi metri, arrivando il 31 dicembre del 2608 a toccare Parigi; per poi ritornare in un colpo solo fino in Inghilterra.