Attenti al giocatore di scacchi

Sbaglia chi, a destra, prende sottogamba il discorso di Veltroni. È vero che ha posto dei problemi ma non ha indicato le soluzioni. È vero che non si capisce per quale miracolo Walter potrebbe riuscire a unire una sinistra divisa. È vero anche che, come sindaco di Roma, non è riuscito a risolvere i grandi problemi della città, brillando nel superfluo piuttosto che nell’essenziale. Ma è assurdo e controproducente negare che quello di ieri sia stato un grande discorso, che ha raggiunto e forse superato gli scopi che si prefiggeva. Veltroni doveva dimostrare di essere un capo carismatico, capace di emozionare e conquistare le masse. Ebbene, ci è riuscito in pieno. Ha parlato per un tempo sterminato senza annoiare, senza dire una sola frase incomprensibile ai più, affrontando e collegando ogni tema, con un tono austero e dolce che non sa più di vacuo buonismo, ma che dà piuttosto l'idea di un uomo il quale sa cosa vuole e sa come arrivarci. Ha detto cose di destra (una migliore politica fiscale) senza disgustare la sinistra; ha detto cose di sinistra (una maggiore giustizia sociale) senza disgustare la destra. Ogni volta sembrava che parlasse solo per il bene dei giovani, solo per il bene degli anziani, solo per il bene delle donne.
Avrà pure ragione quel quotidiano che ha titolato sbrigativamente «gran paraculo!». Ma cos'altro si pretendeva da un uomo che sta per assumere su di sé il compito di guidare una sinistra allo sbando e in calo abissale in tutti i sondaggi? Il primo dovere e compito di Walter, in questa fase, era piacere e mettere d'accordo. Non poteva farlo se non con un discorso vago quanto alato, capace di far sognare chi - a sinistra - non crede più alla politica dei suoi burocrati. Veltroni doveva sbaragliare ogni concorrente fin dall'autocandidatura, tagliare le gambe a ogni possibile avversario con un volo alto e emotivo. Credo ci sia riuscito, dando quello che, nel gioco degli scacchi, si chiama scacco del barbiere: fulmineo.
Se credessimo anche noi ai sogni, dovremmo augurarci che Veltroni sostituisca al più presto Prodi e ci traghetti nel paradiso promesso. Ci bastano, più prosaicamente, due speranze: che Walter abbrevi l'agonia di Romano portandoci presto a nuove elezioni; e che la destra non sottovaluti un avversario di cui tutto si può dire, ma che si è dimostrato capace di interpretare gli umori dell'elettorato: anche, in parte, di quello non suo.
Giordano Bruno Guerri
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