"Attenti, mercoledì cade il governo"

L'ultimatum del Campanile. Vertice dell’Udeur a Ceppaloni: "Se la maggioranza non vota compatta la fiducia a Mastella, la lasceremo al suo destino"

da Roma

«Basta col gioco delle tre carte», è la linea uscita ieri dall’ultimo vertice del Campanile, presieduto da Clemente Mastella in quel di Ceppaloni. Siamo alle decisioni irrevocabili, all’ultimo appello il cui tono non è nemmeno accorato poiché l’esito negativo appare certo. «L’appuntamento è martedì alla Camera sul voto della risoluzione», quella che approva non solo la relazione sullo stato della Giustizia depositata da Mastella e che il premier, Guardasigilli ad interim, fa sua; ma anche e soprattutto quel che Mastella ha detto in quel dirompente discorso di mercoledì alla Camera che si è concluso con le sue dimissioni, dopo aver sparato a zero sulle distorsioni di una certa giustizia. Ora l’ultimatum, di quelli che si spediscono dopo aver già caricato gli obici: «Se Di Pietro e i suoi deputati non voteranno la risoluzione, noi l’indomani lasceremo al suo destino Pecoraro Scanio».
Crollo del governo in programma mercoledì, dunque. Perché la mozione di sfiducia presentata dall’opposizione contro il ministro dell’Ambiente e leader dei Verdi per il disastro ambientale in Campania, si vota mercoledì al Senato, dove maggioranza e governo si reggono per inerzia e i tre «padri» dell’Udeur - lo stesso Mastella, Nuccio Cusumano e Tommaso Barbato - sono determinanti. Giovedì scorso s’eran già defilati i tre voti di Lamberto Dini, sulla mozione Calderoli per lo scioglimento della giunta regionale campana; ed è improbabile che i senatori a vita in blocco prestino il loro nome per insabbiare (metaforicamente, beninteso) l’immondizia. Così l’esito appare scontato, se l’opposizione ci sarà. Antonio Di Pietro del resto, ribadisce che la filippica di Mastella non avrà il suo voto, e la risoluzione dell’Udeur non consente fraintendimenti, recita con chiarezza: «Ascoltata e letta la relazione del Guardasigilli, la Camera l’approva». La strada è dritta, senza svolte.
Però, se risultasse che soltanto Italia dei valori si sottrae al voto, l’Udeur lascerà davvero precipitare Pecoraro Scanio e con lui il governo? Nell’ora delle grandi scelte anche Mauro Fabris si dedica ai grandi appelli e alle sferzate, lasciando la cura dei particolari e della concretezza a Gino Capotosti. Il quale ha l’approvazione non solo di Fabris ma anche di Mastella e dell’intero partito, parla per tutti. Ed ecco la risposta: «A noi risulta che anche altri nell’Unione, sono contrari a votare la risoluzione che approva l’intervento di Mastella, ci sono molti che storcono il naso, il partito giustizialista è ramificato. Così, se ce ne saranno altri a non votare la risoluzione, la nostra decisione sarà ancor più avvalorata. Ma se anche fosse solo Di Pietro a rifiutarsi, vuol dire che è caduto ogni vincolo di alleanza. Se l’alleanza nel suo insieme non sostiene Mastella, allora noi non sosterremo Pecoraro Scanio. Perché mai dovremmo continuare a sostenere un governo dove c’è Di Pietro?». Silvio Berlusconi vi dà una sponda sulla legge elettorale o sul referendum? «Se cade il governo, il referendum non si fa: si va al voto con la legge attuale». Bello, dovrete scegliere se andare alle urne con Berlusconi e Casini o con Veltroni e Di Pietro. Già deciso il che fare? «Avremo le mani libere. E con l’Unione mica ci siamo sposati in chiesa».
L’azione di sganciamento è già iniziata, così come il fuoco di sbarramento. Domani alla Camera viene presentata un’interrogazione «urgente» - primo firmatario Caposti quale responsabile Giustizia, e a seguire le firme degli altri 13 deputati mastelliani - indirizzata a Prodi in qualità di «ministro della Giustizia», dove si chiede un «giudizio» sull’operato del procuratore Mariano Maffei, quali «provvedimenti» intende adottare, come il governo «e in particolare il ministro interrogato» intendono «garantire la corretta amministrazione della giustizia in Campania». Per fortuna di Prodi la risposta non è dovuta con altrettanta urgenza, ma è ugualmente un colpo chiaro che mira a stanarlo, metterlo all’angolo. E per stanar tutti, Fabris tira in campo anche il presidente Napolitano, chiedendogli di «intervenire con parole chiare» nel plenun del Csm, l’8 febbraio.