Attenti, non perdiamo la nostra identità

Come si distingue il razzismo dal sentimento dell’identità culturale, dalla memoria storica di un popolo che vuole preservare la sua identità? La migrazione verso Occidente di uomini dell’emisfero sud ed est viene considerata come esercizio dei diritti individuali. Ma gli immigrati portano con sé un modo di esistere, una loro identità culturale che è diversa da quella dei popoli che li accolgono spinti dal loro bisogno di avere forza lavoro e dal fatto di non poter fermare un movimento planetario. Hanno diritto i popoli di immigrazione a chiedere l’integrazione dei migranti nella cultura del Paese d’accoglimento o si deve accettare la differenza consentendo per questo di modificare la propria? Nella realtà accade che il fenomeno non regolato crei marginalità per gli individui immigranti e ghetti culturali. È la volontà delle nazioni europee di conservare la propria identità, fondata soprattutto su quelle radici cristiane che non molti anni fa la Chiesa cattolica sosteneva, sia espressione di fascismo e di razzismo?
Il tanto criticato provvedimento del ministro Maroni di chiedere le impronte digitali ai bambini è stato considerato una violazione dei diritti dell’infanzia, mentre esso tendeva a dare ciò che è necessario per una convivenza civile: l’identità anagrafica presidio della nostra civiltà legata alla responsabilità personale.
Vi è nella cultura cattolica un concetto che si sta affermando lentamente: la convinzione che l’amore del prossimo comporti l’alienazione della propria identità; che il volto dell’altro, chiunque esso sia, sia il principio del vivere cristiano. Non è la linea della Chiesa romana che, nel suo insistere sui temi della vita e della famiglia, pone l’accento su una legge naturale che fonda la responsabilità della persona. È il modo mitigato per introdurre in una cultura che ha perso il fondamento religioso una certa eredità ebraica del valore costitutivo della legge. E quindi di Dio.
Finita l’idea di rivoluzione, spenta la teologia della liberazione, l’oblazione assistenziale sembra diventata il linguaggio cristiano. Per questo la difesa della cultura europea e la vivente identità dei nostri costumi storici sembrano un disvalore e non si comprende invece che la sola politica di accoglienza giusta e possibile è quella di far accettare il diritto dei cittadini di opporsi alla degradazione civile e sociale delle loro città. Il non farlo è il modo adatto a creare un sentimento propizio per il razzismo, che non è nella gente, che non è nel nostro popolo e non è nella nostra cultura. Ma può essere giustificato se l’immigrazione viene sentita come aggressione e come imposizione, non di un altro modello culturale, ma come il degrado sia della cultura nazionale italiana sia di quella propria degli immigrati.
Famiglia Cristiana ha parlato di fascismo a proposito della politica del governo Berlusconi sia pure come estrema possibilità. Il Papa ha condannato il razzismo, ma esso è ben lontano dal nostro popolo e dai suoi governi. Che cosa sarà dell’Europa e dell’Italia se perderanno il sentimento di essere un modo di vita, una civiltà? Potrebbe avvenire soltanto l’accettazione del degrado oppure una reazione violenta. L’Europa va dunque a destra, anche nella stessa sinistra senza respingere l’immigrazione ma cercando di integrarla e di regolarla nella propria vita. Lo Stato non può che seguire questo movimento di ordine civile.
Gianni Baget Bozzo
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