ATTENTI AL PITTA

Nei giorni scorsi, Paola Setti ed io, vi abbiamo raccontato una manovra sotterranea che stiamo vedendo in questi giorni in Regione. C’è un gran movimento di singoli consiglieri, interi partiti, varie ed eventuali, per rafforzare l’area centrista della maggioranza, emarginando Rifondazione comunista, per far spazio a consiglieri in libera uscita dal centrodestra o ad altre aree del centrosinistra.
Il segretario regionale bertinottiano Giacomo Conti, pur senza far nomi, ha tracciato un identikit di quello che lui ritiene il vero regista di questa operazione: l’assessore al Bilancio G.B. Pittaluga. E, se fosse davvero così, non ci sarebbe da stupirsi. Al di là della sua elezione con il centrosinistra e persino al di là della sua Finanziaria regionale - che non condividiamo di una virgola, perchè l’idea di mettere tasse su tasse è un’idea che combatteremo sempre, così come quella di giocare con i numeri sulla sanità, dando a Biasotti colpe che di Biasotti non sono - Pittaluga non è e non sarà mai un uomo di sinistra. E, tantomeno, di estrema sinistra.
E così, la metamorfosi è completa. Il più tecnico dei tecnici, sta diventando il più politico dei politici. Ha imparato a far politica ed ha anche imparato molto bene, superando addirittura Claudio Burlando - capace di mettere sui suoi manifesti contemporaneamente camalli e terminalisti - nella capacità di svariare sulle fasce anche di mondi diversissimi fra loro. Tanto che quella che era nata come una lista civica per le regionali, Gente della Liguria, si sta trasformando sempre più nel «partito del Pitta», che lui gestisce con grande abilità e spericolatezza, forte anche del suo indubbio appeal intellettuale. Addirittura, non ci sarebbe da stupirsi se - sulla falsariga di quanto accadrà nel Lazio con la «lista Marrazzo» pronta ad essere catapultata su scala nazionale per aiutare l’Unione, approfittando delle pieghe della nuova legge elettorale - anche il «partito del Pitta» si schierasse ai nastri di partenza delle politiche del 9 aprile.
Il grande movimento dell’assessore è assolutamente legittimo e, in un certo senso, anche positivo. L’idea che ci sia qualcuno che vuole spostare al centro una giunta di sinistra è chiaramente la benvenuta per un vero moderato. Meno, per un vero democratico. Perchè ha ragione Rifondazione quando dice che questo si può fare sì, ma solo dopo essere ripassati dalle urne. Non si possono prendere i voti per fare una cosa e poi, dopo sei mesi, farne una completamente diversa. Persino se quella diversa è quella che ci piace di più.
Quindi, Claudio Burlando si trova di fronte a un bivio. Prima che il caso Liguria diventi il caso Italia, portando a una clamorosa spaccatura fra Prodi e Rifondazione. Per ora, è fantapolitica. Per ora, appunto.
In tutto questo, non abbiamo mai citato il centrodestra. Noi che ci siamo schierati contro il Pitta nel congresso cittadino azzurro (probabilmente sbagliando, a posteriori) e che l’abbiamo criticato moltissimo per il suo passaggio all’Unione (sicuramente a ragione, anche a posteriori), crediamo che non si possa prescindere dall’ex assessore al Bilancio della giunta Biasotti ed attuale assessore al Bilancio della giunta Burlando. E che, per la sua capacità manovriera, dialettica, preparazione e cultura, si dovrebbe in ogni modo cercare di recuperarlo.
Il centrodestra ha già perso fin troppo continuando ad escludere con puzzette sotto il naso non sempre giustificate. Ora, bisogna cominciare anche ad includere. Il maestro c’è: si chiama Silvio Berlusconi, avrebbe avuto ogni motivo per non parlare mai più con Umberto Bossi. Si è visto com’è andata a finire.
Può non piacere e non piace fino a fondo nemmeno a me. Ma si chiama politica.