Attenti a quei due Stanno rovinando l’economia

Tommaso Padoa-Schioppa è il peggior ministro dell'Economia dell'era Maastricht. Non solo e non tanto per aver tenuto un'arrogante gestione politica nel caso Speciale e nella vicenda Petroni ma, soprattutto, per come ha operato nell'amministrare i nostri conti pubblici. L'ex-banchiere centrale fin da subito è stato, più o meno consapevolmente, vittima della propaganda di Prodi, nelle dichiarazioni di inizio mandato nel giugno 2006, sul presunto «disastro» nei conti pubblici che, peraltro, nessuno è mai riuscito a certificare, anzi a fine 2006 il governo Prodi ha goduto di un rapporto deficit/Pil al 2,3% (al netto della sentenza della corte dei conti europea sull'iva automobili). Questa analisi di base, colpevolmente erronea, si configura, poi, nel prosieguo dell'azione intrapresa dal Professor Prodi e dal Dottor Padoa-Schioppa, come una vera e propria negazione dell'evidenza, che ha portato ad un'azione di politica economica da falso in bilancio e tragicamente in controtendenza rispetto al ciclo economico.
Basti prendere, come semplice e un po' banale indicatore della bontà e dell'efficacia della politica economica di Prodi e Padoa-Schioppa, il differenziale di crescita con i Paesi partner dell'area euro. Infatti, se prima dell'ingresso nella moneta unica il differenziale di crescita dell'Italia era positivo (grazie alla droga delle svalutazioni competitive), con l'ingresso nell'euro si palesano le storiche carenze strutturali del nostro Paese e con esse quel gap in termini di crescita della nostra economia che ci tiene inesorabilmente sotto i tassi medi della zona euro. È, quindi, banale verificare quanto lo scostamento da questi valori di crescita medi sia aumentato del 25-30% durante quest'ultimo biennio di follia di politica economica targata Prodi e Padoa-Schioppa.
E pensare che gli incoraggianti segnali di crescita del prodotto interno lordo (Pil), al 2% nel 2006 e all’1,8% nel 2007 (secondo le ultime previsioni di questa settimana pubblicate dall'Ocse), e i conseguenti flussi delle entrate fiscali record lasciavano ampio margine di manovra per accompagnare, rafforzare e prolungare l'andamento di questo ciclo economico positivo. Ora, invece, per il 2008 tutte le previsioni degli analisti indipendenti, sia di organizzazioni nazionali che internazionali, cominciano a preoccupare. Se, infatti, nella prima parte della legislatura, eravamo in presenza di una fase di buona espansione, in questo momento si paventa quello che potremmo definire un ciclo di quasi stagflazione, vale a dire: bassa crescita con un aumento dell'inflazione ma, quel che è peggio, con un aumento della distanza della nostra crescita dai Paesi dell'area euro.
Il perché è presto spiegato. A Palazzo Chigi e a via XX Settembre, hanno puntato tutto sull'aumento della pressione fiscale con conseguente aumento della spesa pubblica corrente. Inoltre, agli italiani è stato detto che sono stati risanati i conti, quando invece si è persa una grossa occasione per farlo veramente. La Germania del cancelliere Merkel, ad esempio, ha azzerato il deficit in un anno e noi potevamo fare lo stesso utilizzando, ai fini dell'azzeramento del deficit, i 27 miliardi di euro delle maggiori entrate fiscali malamente sprecati con i tesoretti del Professor Prodi e del Dottor Padoa-Schioppa. Tant'è che le bacchettate da parte della Commissione europea, del Fondo monetario e dell'Ocse sono state inesorabili. A proposito dei tesoretti abbiamo assistito ad una continua e truffaldina sottostima dei saldi delle entrate fiscali in sede di Dpef, che inesorabilmente ha finito per produrre i «miracoli» degli extragettiti (con conseguente perverso aumento della spesa pubblica corrente), ma con l'amara conseguenza dell'aumento della pressione fiscale, che finirà per sfondare nel 2008 il valore record del 44%, oltre due punti, due punti e mezzo, in più dall'inizio dell'infausta legislatura Prodi - Padoa-Schioppa. E con l'aumento della pressione fiscale continua la caduta dei consumi, erosi tanto dalle maggiori tasse centrali e periferiche, quanto dalla più alta inflazione.
Insomma, se Tremonti è stato ingiustamente criticato per la sua finanza definita «creativa», che comunque ha aumentato il gettito anche con una tantum, in periodo di vacche magre, senza aumentare la pressione fiscale, anzi diminuendola di un po', che dire della folle finanza distruttrice di ricchezza e credibilità del duo «senza vergogna» Prodi e Padoa-Schioppa?
Renato Brunetta