Attenti al virus del pareggino

Se fosse autentico, e in parte lo è, lo scenario suggerito da quel maestro di comunicazione calcistica che è diventato Rino Gattuso («i tifosi pensano che siamo diventati il Brasile e invece non siamo il Brasile»), allora dovremmo stappare una bottiglia di champagne di marca per festeggiare lo 0 a 0 di sabato notte a San Siro contro la Francia. E considerare perciò l’eventuale qualificazione all’europeo 2008 non il minimo garantito ma il miglior piazzamento possibile di questi tempi, molto magri in verità. Se invece fosse autentico, e lo è dalla prima all’ultima parola scolpite nelle ultime ore da Donadoni e dai suoi baldi azzurri, il piano strategico al ribasso (rischiare il meno possibile contro i francesi) apparecchiato dal Ct e dai suoi collaboratori, allora tutti i fischi di disapprovazione (perché scandalizzarsi se per 15 giorni arrivano dalla Francia e dagli esponenti della sua nazionale di calcio insulti di ogni tipo, veleni, sospetti e male parole?) destinati alla Marsigliese sono da dirottare alla filosofia sparagnina della Nazionale e alla mentalità anche un po’ gaglioffa applicata sul prato di San Siro.
Se valesse infatti il crudo realismo di Gattuso, allora potremmo liquidare la vicenda in tal modo: il calcio italiano non attraversa un momento brillante, ha perso, per ritiro e infortuni assortiti, alcuni suoi pilastri di cemento armato rispetto al plotone dei mondialisti, troppi per non patirne conseguenze sul piano del rendimento, la qualificazione è sempre alla portata grazie al pari imposto dalla Georgia all’Ucraina, nessun dramma la conclusione. Appena tre i fuoriclasse ammirati contro la Francia: Buffon, Cannavaro e Pirlo, tre su 11, pochi per pensare di mettere sotto i vice-campioni del mondo che pure sono guidati da un Ct pittoresco che risparmia Mexes e Trezeguet preferendo tali Escudè ed Anelka. Ma se invece, e con gli interventi di domenica mattina di Donadoni, dubbi non ci sono sull’argomento, han deciso a tavolino che non era il caso di rischiare la vita contro la Francia, se han lasciato il povero Inzaghi a pane e acqua per tutta la sera, volutamente, in cambio di una sorta di tregua non scritta, se hanno violentato Del Piero condannandolo a un ruolo ingrato e inedito, allora è tutta un’altra storia. E non vale, come spiegazione, il tema della forma opaca dei nostri eroi.
Perché in presenza di questo piano al ribasso vuol dire che tutte le voci sulla precarietà del Ct Donadoni hanno logorato l’ambiente, lo hanno condizionato. Accontentarsi di un pari, senza correre rischi, è un peccato di egoismo che si può pagare da un giorno all’altro. È meglio rischiare l’osso del collo, abituare i giovanotti a misurarsi anche con rivali più dotati e fisicamente più collaudati, che lasciarsi contagiare dal virus del pareggino considerato il minore dei mali. È anche il segno di una debolezza complessiva, che coinvolge la panchina e si estende fino ai dirigenti schierati al fianco del club Italia. Altre due x con Ucraina e Scozia ci aiuteranno, sostengono oggi. Se la Nazionale continua a pensare in piccolo, non avrà futuro.