Attenzione alle ombre visive

La degenerazione del nucleo centrale della retina rende confusa la visione e a volte progressivamente la sopprime

Le prime «ombre» arrivano così, senza preavviso, dopo i sessant’anni. Diventa più difficile leggere, guidare l’automobile, seguire una trasmissione televisiva. Al centro del campo visivo c’è una macchia che confonde la percezione. Sarebbe un errore sottovalutare questo fenomeno. Al contrario, bisogna subito consultare un oculista per evitare una corsa verso il buio. La «degenerazione maculare senile», infatti, è la prima causa di cecità negli anziani. Colpisce la parte più sensibile della retina (macula) e rende le immagini distorte, annebbiate, deformate. Si arriva presto alla diagnosi, sulla base di ciò che racconta il paziente; è comunque utile, per avere un quadro completo della situazione, la flurangiografia. In Italia, oggi, ci sono un milione di soggetti colpiti da degenerazione maculare senile, con novantamila nuovi casi l’anno. Dopo gli ottant’anni, quasi la metà degli italiani (47 per cento) manifesta i disturbi legati a questa patologia. La percentuale scende al 20 per cento tra i settanta e gli ottant’anni. È grave il fatto che, pur grave, questa patologia sia poco nota: un recente sondaggio ha stabilito che solo il 30 per cento della popolazione italiana ne conosce l’esistenza. Il professor Francesco Bandello, cattedratico di clinica oculistica nell’Università di Udine, ha recentemente ricordato che «identificare in tempo questa malattia può essere l’unico modo per fermarla, evitando aspetti devastanti sulla qualità di vita dei pazienti», spesso costretti ad abbandonare ogni rapporto sociale.
Bandello, che è tra i più grandi esperti mondiali della degenerazione maculare senile, consiglia pertanto di effettuare un controllo almeno semestrale dopo i sessant’anni e aggiunge: «La cecità non è tassativa. Oggi la malattia può essere fermata se viene trattata adeguatamente e in tempi rapidi». L’obiettivo principale della terapia è il fattore di crescita vascolare. La formazione (anormale) di nuovi vasi sanguigni nella retina è, infatti, una delle cause principali della malattia. Bloccando questa crescita si impedisce o si arresta il processo che porta alla formazione della macula, prevenendo così tutte le complicazioni.
La degenerazione maculare senile è studiata in tutto il mondo. Nuovi rimedi vengono proposti, dopo la fotocoagulazione e la terapia fotodinamica. Uno studio suggerisce il ricorso a un farmaco sodico iniettabile, classificato come inibitore dell’angiogenesi.