«Attenzione: è un attacco chimico»

La strana dinamica degli attentati ha scatenato gli specialisti: temevano l’innesco di bombe sporche

Andrea Nativi

Agenti della polizia con la caratteristica tenuta protettiva contro minacce «Cbrn» (chimica, biologica, radiologica, nucleare) entrano con decisione nella stazione di Warren Street, così come negli altri siti delle esplosioni, ma l’angoscia dura poco: niente attacco con armi per la distruzione di massa. Ma nei primi, terribili, momenti la preoccupazione è stata reale. Perché la minaccia di un attacco condotto non più con esplosivi convenzionali, ma con le cosiddette «Wmd» (Weapons of mass destruction) è considerata credibile e addirittura probabile.
Così quando è apparso chiaro che le esplosioni avevano avuto una potenza relativamente modesta, si è pensato anche ad una «bomba sporca», un ordigno che utilizza una carica di esplosivo per diffondere nell'atmosfera elementi radiologicamente attivi. Una bomba del genere ha un effetto distruttivo immediato contenuto, ma se è ben collocata può contaminare più o meno gravemente un'area molto ampia, specie se le condizioni meteorologiche sono favorevoli (vento, pressione, umidità). E il fatto che la contaminazione risulterebbe comunque limitata non basterebbe certo a rassicurare la popolazione: la zona colpita diventerebbe tabù, anche nel centro pulsante di una grande metropoli.
Tuttavia una bomba sporca funziona al meglio in un luogo aperto, non nel vagone di una metropolitana, ecco perché c'era un timido ottimismo tra gli specialisti che nei loro scafandri plastici pressurizzati hanno raggiunto i vagoni dei convogli dove hanno avuto luogo le esplosioni.
Minore il rischio di un attacco con aggressivi chimici o agenti biologici. In effetti un gruppo terroristico che volesse usare armi del genere avrebbe tutta la convenienza ad adottare un sistema di diffusione quanto più possibile discreto e silenzioso. Se i passeggeri non si allarmano, il numero dei soggetti colpiti aumenta, prima che si diffonda l'inevitabile ondata di panico, quando le prime vittime cominciano a mostrare i segni della contaminazione. Nel caso di attacco biologico poi non ci sono effetti evidenti ed immediati sulle vittime.
Il ricorso all'esplosivo per diffondere sostanze chimiche e agenti biologici è controproducente, perché l'esplosione «brucia» buona parte degli aggressivi chimici o ne altera l'efficacia, mentre può essere letale per i delicati aggressivi biologici, che già soffrono condizioni di temperatura e umidità non ideali.
Inoltre è preferibile utilizzare gli aggressivi in una stazione ferroviaria sotterranea, per massimizzare gli effetti della diffusione delle sostanze, piuttosto che nello spazio ristretto di un vagone. È significativo in questo senso che la setta Aum Shirinko, che condusse attentati con Sarin e altri aggressivi chimici contro la metropolitana giapponese ed elaborò piani per attacchi biologici, colpì nelle stazioni, utilizzando o preparando diffusori tanto semplici quanto ingegnosi, compresi piccoli ventilatori dissimulati in borse-miscelatori. Ma niente del genere si è visto a Londra. Ma nessuno scarta per il futuro un’eventualità del genere.