«Attenzione, i centri sociali vogliono inserirsi nei cortei»

Sottosegretario Mantovano, entrerete nelle scuole o nelle università occupate per sgomberarle?
«No. Perché per farlo occorre la richiesta esplicita del preside o del rettore. Se un rettore lo richiederà allora la polizia interverrà per far cessare qualsiasi forma di violenza. Certamente non per far cessare il dissenso. E proprio per questo chiediamo chiarezza da parte dei responsabili degli atenei e degli istituti eventualmente occupati. Non usate formule ambigue».
Quindi la protesta degli studenti potrà continuare?
«C’è grande rispetto per le manifestazioni di dissenso che devono rientrare però nei limiti fissati dalla Costituzione e non ledere i diritti altrui».
In questi giorni ci sono stati molti cortei non autorizzati.
«Il corteo non autorizzato è illegale perché è previsto che venga avvisato il questore. Non si interverrà su un corteo pacifico pur se non autorizzato. Ma se chi sfila comincia a sfondare le vetrine o a dare fuoco alle macchine certamente la polizia interverrà in modo tempestivo perché atti di violenza e teppismo non saranno tollerati».
Quali altri comportamenti potranno essere considerati una degenerazione violenta?
«La gestione dell’ordine pubblico è una questione molto delicata. Faccio un esempio che non ha nulla a che vedere con le scuole. Se, nonostante il filtraggio, dei tifosi riescono ad introdurre nello stadio uno striscione che inneggia alla violenza e ad un certo punto mentre sono in curva in mezzo a centinaia di altri tifosi lo stendono non è che la polizia prende e li carica. Ovvio che si cercherà di identificare i colpevoli e perseguirli, ma non è che si può caricare una folla dentro uno stadio».
Che farete se qualcuno tenterà di impedire l’entrata in un’aula universitaria o in una scuola ai compagni che vogliono frequentare le lezioni?
«Se uno studente o anche un insegnante impedisce con la forza ad una o più persone di esercitare un loro legittimo diritto è chiaro che abbiamo il dovere di intervenire. Un conto è invitare gli altri a scioperare, un conto è dire a un ragazzo: tu a scuola non entri. Questa è violenza e mi auguro che siano gli stessi dirigenti scolastici a chiamarci in casi simili. La legittima manifestazione del dissenso non può pregiudicare i diritti di chi vuole studiare. Auspico che non si comprometta la continuità didattica».
La protesta ha obbiettivi concreti e appare poco politicizzata. Pensate che le cose possano cambiare evolvendo in una più ampia protesta politicamente connotata?
«La protesta non appare agganciata né a partiti né a forze politiche non rappresentate in Parlamento. Alcune realtà, come quelle dei centri sociali, aspirano a inserirsi e a condizionare i manifestanti. È interesse degli stessi protagonisti della protesta evitare di farsi strumentalizzate da chi vuole soltanto creare agitazione. È un rischio che non vedo concreto al momento ma che va tenuto presente».