«Attenzione, non è solo ginnastica»

Punta il dito contro lo yoga «degradato ad attività ginnica» Roberto Mola, neuropsichiatra che traccerà un parallelo fra meditazione e psicosi. Lo scopo delle pratiche yoga, allora? «Deconnettere il corpo dal mondo esterno, sottoponendolo a una strenua disciplina, in modo da incanalare l’energia - il prana - verso l’alto per attingere alla coscienza infinita». Mola decodifica in termini scientifici gli effetti delle posizioni yogiche: «Producono quasi tutte uno stiramento muscolare eccitando recettori specifici, i fusi neuromuscolari, che lasciano partire treni di impulsi in direzione del cervello e degli archi riflessi sugli organi corrispondenti. Si tratta di un’azione che potenzia la macchina cerebrale e rende possibile inserire il software delle pratiche di concentrazione e meditazione». Sul confronto fra psicosi e meditazione, dice: «Sia la psicosi che l’estasi, a cui mira lo yoga, presuppongono la destrutturazione della coscienza fenomenica, ma la destrutturazione yogica è codificata con precisione, mentre la destrutturazione psicotica è una catastrofe che non ti porta verso il vuoto in cui è il tutto, ma in un’altra nicchia illusoria dove ti trovi isolato come malato mentale».