Attesa per oggi la firma tra la ex Lodi e Abn

La Popolare italiana incasserà 2,2 miliardi, che in parte saranno utilizzati per riacquistare partecipazioni

da Milano

La cessione del 26,5% del capitale Antonveneta dalla Banca popolare italiana ad Abn Amro sarà firmata probabilmente oggi. Dopo la decisione del comitato esecutivo della ex Lodi, l’altra sera, qualcuno aveva ipotizzato la firma già per la giornata di ieri. Ma una serie di passaggi non sono stati completati. La firma avverrà a Milano; per la Popolare italiana firmerà l’amministratore delegato Giorgio Olmo, cui potranno aggiungere le loro firme i legali della società.
La decisione del vertice della banca era, nella sostanza, già presa da tempo ma non poteva essere ufficializzata se non con univoci segnali da parte della procura di Milano sul dissequestro delle azioni. Segnali che, evidentemente, ci sono stati nel corso del colloquio che Olmo ha avuto con i magistrati venerdì pomeriggio a Palazzo di giustizia. Il cambiamento di corso generato dalle dimissioni di Fiorani e da altre azioni intraprese dall’istituto devono aver ormai convinto i giudici, che quindi si apprestano a «liberare» il pacchetto; se poi altri vincoli vengano apposti al controvalore, questo non si sa.
Sciolto il patto di sindacato, con gli ex pattisti (gli alleati con i quali è stato stretto un rapporto di sindacato dopo che le autorità di vigilanza avevano riscontrato il «concerto» di volontà nella scalata alla banca) si sta tentanto in queste ore di risolvere i problemi per andare comunque a una vendita contestuale: contrasti sono emersi tra Ricucci, Gnutti, Lonati e Coppola - da una parte - e la ex Lodi, in virtù di un premio in contanti alle loro azioni riconosciuto nel patto, ma che aveva come presupposto la vittoria nella guerra padovana. Gli uni in questi giorni sono apparsi fermi nel pretenderlo, la banca determinata a non riconoscerlo. Le strade dei due pacchetti (26,5% dell’Antonveneta la Popolare italiana, il 10,6% gli alleati) sembravano doversi divaricare. Ma, appunto, in queste ore si sta lavorando per ottenere una firma congiunta; indiscrezioni dicono che sia Ricucci che Gnutti si siano già allineati con Olmo. Prima della firma è attesa anche la lettera di disdetta ai finanziamenti che la ex Lodi aveva contratto, all’atto del lancio dell’Opa, con un pool di banche straniere e italiane, tra le quali Deutsche, Bnp Paribas, Dresdner, Popolare Emilia Romagna, Royal of Scotland, Unipol banca, Cassa di risparmio di Bolzano.
Perché l’operazione possa venire definitivamente conclusa sono necessari altri passaggi fondamentali, quali innanzitutto la revoca da parte di Banca d’Italia e Consob delle autorizzazioni alle Opa di Bpi su Antonveneta; nessuna delle due autorità si è ancora pronunciata sulla revoca delle autorizzazioni, e la Consob ha chiesto all’amministratore delegato della Bpi di poter valutare il documento di cessione, non appena esso sarà disponibile. Dopo Bankitalia e Consob sarà quindi la Procura di Milano a dover pronunciare la parola fine, procedendo al dissequestro del pacchetto di Antonveneta che fa capo a Bpi.
Quest’ultima incasserà 2,2 miliardi, con parte dei quali provvederà al riacquisto di alcune partecipazioni cedute in funzione della scalata all’Antonveneta. Ricordiamo che il recente aumento di capitale, sempre finalizzato alla conquista di Padova, era stato di 1,5 miliardi.