«Gli atti erano pieni di indizi»

da Milano

«Non possedevo elementi inediti e non svolgo mai indagini per conto mio. Ho utilizzato i dati degli atti, messo in fila i fatti, le piste e i sospetti». Eccolo il metodo Lucarelli. Descritto in poche parole dal giallista diventato noto per i suoi viaggi nei misteri insoluti del crimine all’italiana. Un metodo che affascina migliaia di lettori e ascoltatori, ma che stavolta è andato ben oltre: è diventato la chiave per risolvere un caso di omicidio dimenticato da 13 anni. Carlo Lucarelli cade dalle nuvole quando apprende che è andata proprio così. «Ai tempi della riapertura del caso - dice lo scrittore al Giornale - sono stato contattato dalla procura. Abbiamo avuto una lunga conversazione in cui mi hanno chiesto di ricostruire la metodologia di lavoro. Volevano sapere come avessi fatto a raccogliere le informazioni riguardanti il caso e in che modo ero riuscito a effettuare la ricostruzione». Ma da quella chiamata era passato un anno senza notizie. A incuriosire il pm catanese Salvatore Faro è stata la ventina di pagine del libro Mistero in blu (Einaudi, 1999), in cui Lucarelli trascriveva il contenuto di una sua trasmissione andata in onda tra il 1998 e il 1999. «Le mie ricostruzioni - dice - non avanzavano ipotesi precise e ai tempi, di quella scritta insanguinata sotto il divano non sapevo nulla. Ma quel che ha fatto scattare il clic nella testa del giovane sostituto procuratore credo sia stata la serie di discrasie negli orari che elenco nel libro». Discrepanze che riguardano l’alibi del marito della vittima, Morici, l'unico di cui Lucarelli ricostruisca i movimenti di tutta la serata, quarto d'ora per quarto d'ora, dall'uscita dallo studio medico fino al rientro a casa. L'unico appartenente «all’ambiente della vittima» che avrebbe potuto «anticipare il rientro» e creare quell’«alibi costruito, fasullo»; di cui parla Lucarelli nella trasmissione tv. Intuizioni davvero profetiche.