Attilio Rossi, Italia e Argentina in inchiostro di china

Il pittore e promotore culturale operò a Milano e Buenos Aires

Alcuni artisti hanno segnato in modo significativo il Novecento, ma il loro nome resta legato alla conoscenza di una ristretta cerchia di amici e ammiratori. È il caso di Attilio Rossi, pittore nonché editore, grafico e attivo promotore culturale che sarà ricordato dal figlio Pablo Rossi nel convegno internazionale dedicato a Manuel Altolaguirre che si terrà il 14-15 novembre a Bergamo.
Nato ad Albairate nel 1909 e morto a Milano nel 1994, l’artista si distingue per i suoi fecondi rapporti di collaborazione e d’amicizia instaurati con importanti scrittori di lingua spagnola, conosciuti durante il periodo trascorso a Buenos Aires - prima del suo ritorno a Milano - dal 1935 al 1950.
Della lunga parentesi argentina restano testimonianze legate a importanti incontri culturali, subito trasformati in aperto dialogo e in opere: Rossi frequenta Borges, Ernesto Sabato, Macedonio Fernández, Victoria Ocampo, Pablo Neruda, Rafael Alberti, Ramón Gómez de la Serna, Guillermo de Torre, teorico del primo movimento d’avanguardia spagnolo e marito della pittrice Norah, sorella di Borges, e numerosi altri intellettuali e artisti, argentini e spagnoli. In questo ricco contesto culturale s’inserisce Attilio Rossi, subito attivo nell’ambiente creativo della città dove, negli anni Quaranta, giunge lo scultore Lucio Fontana. Poco dopo, assume la direzione artistica della casa editrice Espasa Calpe, creando la collana «Austral», la prima collezione di libri tascabili dell’editoriale argentina, per passare poi all’importante Editorial Losada, di cui diviene direttore artistico.
I rapporti personali di Rossi con i grandi scrittori spagnoli residenti a Buenos Aires si sviluppano in questi anni: è del 1939 l’inizio dell’amicizia con Ramón Gómez de la Serna (padre della modernità, come lo chiama Octavio Paz) e quindi il sodalizio con Rafael Alberti e con José Bergamín e, soprattutto, comincia adesso la collaborazione con Juan Ramón Jiménez, di cui illustra il libro Platero y yo. Da tale intreccio di legami letterari e artistici nascono interessanti iniziative grafiche e editoriali quale, nel 1950, la pubblicazione del libro collettivo Buenos Aires en tinta china (Buenos Aires in inchiostro di china), composto di 130 disegni di Rossi, una presentazione di Borges e un componimento in versi di Alberti. Dopo il ritorno in Italia nel 1950, Rossi partecipa attivamente alla vita artistica e culturale milanese, continuando a dipingere e a esporre in numerose gallerie; collabora inoltre alla realizzazione di importanti mostre, tra cui quella dedicata a Pablo Picasso nei saloni di Palazzo Reale, aperta il 26 settembre 1953: una mostra che esibisce per la prima volta il grande pannello Guernica, ottenuto grazie all’intervento personale di Rossi. Dieci anni dopo un altro libro di disegni, questa volta dedicato alla vecchia Milano e ai Navigli, Milano in inchiostro di china, accompagnato dai versi di Quasimodo: si ripete così l’operazione realizzata con successo molti anni prima a Buenos Aires con Borges e Alberti.
Volendo fare un rapido consuntivo dobbiamo dire che arte e poesia, colori e parole creano un grande ponte, uniscono in un solo abbraccio le due città dell’esperienza artistica vissuta da Attilio Rossi, interprete e protagonista dimenticato di una cultura senza frontiere.