Gli attivisti tornano dalla (loro) guerra vittoriosi: meno balene arpionate

La flotta baleniera giapponese è tornata nei porti con 181 prede in meno di quelle preventivate. Ma ci si è messo anche il cattivo tempo a dare una mano agli ambientalisti

Una buona notizia per chi ha a cuore le più incantevoli e grandi creature della terra. La baleniere nipponiche hanno fatto ritorno in patria con un bottino più magro del previsto: 679 cetacei rispetto ai 900 stabiliti dalla corrente stagione di pesca. Nulla di clamorosamente positivo ma almeno uno sconto sulla strage. Che, va ricordato, non ha nulla di scientifico ma serve a rifornire i sushi-bar di Tokyo e Osaka di «kujura sashimi», fettine di balena cruda condita con salsa di soya e wasabi.
Alla base del magro bottino ci sono il lungo periodo di inattività per il cattivo tempo, in tutto due settimane abbondanti, e le rischiosissime incursioni degli ambientalisti. In particolare si segnalano le gesta di sabotaggio della flotta di «Sea Sheperd». A febbraio gli uomini a bordo della «Steve Irwin», dopo aver fatto rifornimento in Tasmania, avevano raggiunto la flotta baleniera giapponese nel sud del Pacifico che si era difesa con cannoni ad acqua e palle di ottone e piombo, quest'ultime avrebbero ferito due attivisti.
Secondo quanto riferito a Tokyo dall'agenzia nazionale per la Pesca, le navi del Sol Levante hanno catturato in totale 679 esemplari della specie «Minke» e uno solo di balena «Fin», contro un obiettivo previsto rispettivamente di 850 e 50 unità. Dunque nessuna balenottera e capodoglio, le specie più a rischio estinzione. La flotta giapponese, composta da sei baleniere, tre delle quali rientrate ieri nel porto meridionale di Shimonoseki, era partita per l'oceano Antartico lo scorso novembre a caccia di balene da studiare secondo il cosiddetto programma a «fini scientifici», ma tre navi hanno dovuto far ritorno in anticipo proprio per gli scontri in mare aperto con gli attivisti.
Un bottino inferiore alle attese, tuttavia migliore di quello dello scorso anno (551 cetacei contro un obiettivo di 900). La pesca commerciale delle balene, messa al bando dalla Commissione internazionale sulle balene nel 1986, è stata perpetuata dal Giappone con l'espediente della «caccia a fini scientifici», che permette al Sol Levante di pescare un migliaio di cetacei l'anno. Troppi davvero.