Atto di coraggio sulla finanziaria

Egidio Sterpa

Vediamo, se ci riesce, di ragionare obiettivamente, senza compiacenze né asprezze faziose, sugli ultimi avvenimenti politici. Cominciamo con l’evento più recente: le primarie per la leadership del centrodestra. In teoria potrebbero essere una buona e democratica idea, ma in realtà sono una trappola, e non solo per Berlusconi come si pensa. Lo sono per tutta la Casa delle libertà, perché esaltano le divergenze tra forze che dovrebbero essere alleate per vincere e invece espongono al sole le ferite delle loro a volte miserabili contraddizioni. Ci mancava anche questo per farsi male da soli. A questo proposito, una distaccata osservazione: c’è nel centrodestra qualche leader in grado di far sopravvivere la Casa delle libertà senza Berlusconi?
Ma veniamo alle vicende ministeriali. Per obiettività va detto che il ministro Siniscalco si è comportato correttamente: non era d’accordo con gli interessi delle diverse componenti della maggioranza e si è dimesso. Solo un rilievo gli va fatto: doveva dimettersi prima e non a ridosso della finanziaria.
Ora una domanda: è un buon rimedio il ritorno di Tremonti all’economia? Lo si vedrà presto quando avremo la finanziaria. Indubbiamente, però, nel centrodestra non c’era al momento nome migliore. Tremonti non è personaggio simpatico, sembra addirittura recitare volentieri la parte dell’antipatico, però certamente i numeri li conosce e li sa manovrare. È vero, è un gran tributarista e qualche dubbio è lecito sul suo «colbertismo», denominazione che egli stesso s’è attribuita ma, ripeto, la sua conoscenza della materia economica è innegabile. Quanto al caso Fazio, è vero che egli lo ha sempre avversato, tranne però quando il governatore lo gratificò come protagonista di un nuovo miracolo economico. Come che sia, non c’è dubbio che sarebbero più che opportune le dimissioni di Fazio, che ormai a palazzo Koch ci sta come un cane sta in chiesa. A questo proposito, un’ultima osservazione: i due litiganti non potevano evitare al mondo lo spettacolo della loro inimicizia?
Quanto all’opposizione, va detto che il cancan che essa va inscenando appare fuori misura. Si vogliono elezioni anticipate? Ma mancano solo otto mesi alla fine della legislatura e poi la finanziaria è una legge inevitabile e necessaria anche per il futuro del paese. Appena mezzo anno e la parola spetterà agli elettori. Queste cose le dice un liberale che sta sì fermamente e lealmente sulle posizioni del centrodestra ma che ad una opposizione razionale e costituzionale riconosce pienamente il diritto di protestare e osteggiare il governo. Ma un regime dell’alternanza, qual è quello che a una democrazia vera conviene, è fatto di reciproco rispetto, senza cadere nelle scompostezze di taluni oppositori.
Ora, è chiaro, la partita decisiva si gioca sul terreno economico. Vi si misureranno le volontà delle diverse componenti del centrodestra e le capacità e i valori di Tremonti, zar dell’economia ancora più di ieri, che è sperabile non approfitti della «nemesi» che l’ha riportato in sella per comportarsi come se fosse sotto l’arco di trionfo. Siniscalco è stato sì quattordici mesi alla guida dell’economia, ma tutto sommato gli è toccato gestire quel che il suo predecessore aveva lasciato. Aggiungiamoci anche per equanimità che al malessere sociale che indubbiamente ha caratterizzato questo frangente storico italiano non è estranea l’introduzione senza adeguate contromisure dell’euro, di cui la sinistra è responsabile assai più della destra.
Ma parliamo finalmente della finanziaria, che speriamo sia tale da riqualificare, senza incertezze e compromessi, il governo. Noi non siamo economisti, ma leggiamo e scriviamo da mezzo secolo di fatti e problemi d’Italia, osserviamo con senso di responsabilità e anche un po’ di amore gli eventi del nostro Paese, abbiamo una visione liberale e non settaria della società e della politica, dunque qualcosa ci sarà consentito di dire e suggerire perché il fronte moderato della nostra politica riguadagni quella fiducia che, nonostante tutto, a noi pare meriti più di quanta gli viene attribuita. Ci rivolgiamo al ministro dell’Economia perché siamo davvero nelle sue mani. Abbia il coraggio di dire più «no» che «sì» agli appetiti dei partiti, non sia compiacente nella finanza di trasferimento, eviti aumenti che superino il tasso d’inflazione, possibilmente anzi non li conceda affatto, eviti sanatorie, tenga d’occhio i problemi della competitività, si tenga lontano dalla demagogia elettorale, inventi, lui che è noto come ideatore della «finanza creativa», qualcosa di positivo in materia fiscale, sia insomma rigoroso e creativo per quel che può, tenendo fermamente conto che il momento è davvero eccezionale. Quel che serve è uscire dignitosamente e proficuamente dai guai in cui ci hanno cacciato gli eventi internazionali (e poi riconosciamolo, le nostre incertezze), per guadagnarci il rispetto dei cittadini, almeno a futura memoria.