Un atto d’amore per Figo e Julio Cesar

da Milano

L’urlo di San Siro. L’urlo dello stadio ha messo i brividi. Un gigantesco «Grazie», striscione steso sulla tribuna, è stato così semplice e così immediato, da meritare il più grande applauso di San Siro.
Recoba strega tutti. Partito quasi in incognito, si gode l’impazzire dell’applausometro quando infila in gol la palla dal calcio d’angolo. Quando esce, San Siro rimbomba di ovazioni: incredibile ma vero.
Tante grazie Cruz. Pollice su per meriti pregressi e per quel suo cercare il gol fino a trovarlo. Cruz ha fatto frullare sensazioni, ha perfin cercato di far segnare Recoba. La gente ha capito ed ha contraccambiato.
Julio Cesar ti vogliono ancora. Quando Julio si è avvicinato alla sua porta è partito un applauso lungo e monocorde, residuo di antiche tradizioni quando il portiere salutava il pubblico con un gesto della mano, identificato come ideale ultimo salvagente cui aggrapparsi. Quel lungo e composto applauso era un’idea per Moratti: inutile cercare Buffon.
Dacourt lotta e se la gode. Tutti per lui, solo per lui, quegli applausi? Ebbene sì! Strappando palloni ha onorato quelli che pagano in tribuna. Ricambiato.
Figo resta. Applausi e coro finale sono stati tutt’uno. Continuo, martellante, gigantesco atto d’amore.
Arbitro e Ronaldo sottozero. San Siro è stato boato e diluvio di fischi per un uomo solo, reo di aver sbagliato valutazione nei confronti di Cruz. Peggio per Ronaldo, assente-presente, che si è preso un concerto di insulti.