«Atto folle, il partito non ascolta il popolo»

L’uomo simbolo della caduta di Prodi parla alla comunità di don Gallo e difende il compagno

«L'esclusione di Aurelio Macciò è un atto folle proprio come lo è stata la mia espulsione da Rifondazione comunista». Queste le parole di Franco Turigliatto, uno dei due senatori della sinistra radicale, messo all'indice dal resto della coalizione per aver votato a palazzo Madama in coerenza con quanto anche il resto della sinistra dice sulle piazze. Ieri, il senatore del dissenso è stato a Genova per parlare all'associazione Sinistra Critica presso il teatro degli Zingari assieme a don Andrea Gallo, e a Norma Bertullacelli, leader dell'associazione Rete contro G8.
«Tutti i compagni hanno definito Macciò meritevole sia per la sua morale integerrima sia per la sua capacità politica - spiega Turigliatto - e nonostante questo si scopre che non potrà più ricoprire il ruolo che ha svolto fino a oggi semplicemente perché ha deciso di aderire a Sinistra Critica». Macciò intanto, prende atto della decisione e annuncia che insieme a Turigliatto «continuerà a far politica parlando ai compagni, ai circoli, ai delegati sindacali e sempre meno ai gruppi dirigenti ed esecutivi che non dimostrano di ascoltare la volontà del popolo». Turigliatto lo conferma e spiega che il suo no alla politica estera del governo ha trovato ampio sostegno tra gli elettori di Rifondazione e della sinistra radicale. E che Rifondazione sia spaccata al suo interno Turigliatto lo ribadisce: «C'è un'anima che vuole portare il partito verso posizioni socialiste e ci siamo noi, convinti dell'attualità di Rifondazione e di un partito anticapitalista». Quel che è ben chiaro alla coscienza di Turigliatto è che non si può dire una cosa in campagna elettorale e poi fare l'opposto in parlamento.