Attori e detenuti nel film sulla Banda della Magliana

Girato nel carcere di Rebibbia il lavoro ripercorre la storia della spietata gang romana

Pedro Armocida

da Roma

Inizia con uno sguardo in macchina Fatti della banda della Magliana, film diretto da Daniele Costantini e in uscita domani nelle sale distribuito dall’Istituto Luce, anche produttore con GoodTime. L’attore Francesco Pannofino interpreta il boss pentito Luciano Amodino, detto Riccetto (personaggio ispirato al vero Maurizio Abbatino, detto Crispino) che parla rivolto a un giudice (la macchina da presa/il pubblico) il cui volto (quello di Leo Gullotta) sarà mostrato solo alla fine di tutto il racconto. I fatti narrati dal pentito sono quelli della cosiddetta Banda della Magliana, che imperversò per circa quindici anni in una vastissima zona di Roma Sud dal 1975 al 1991, quando ci fu una sanguinosa autodecimazione per contrasti interni.
Banda tra i primi esempi di vera criminalità organizzata apparsi nella Capitale e che sarà al centro anche di Romanzo criminale, il nuovo e attesissimo film con Stefano Accorsi, tratto dall’omonimo romanzo del giudice-scrittore Giancarlo De Cataldo, che Michele Placido ha appena finito di girare.
Una gang che controllava tutto, dal traffico di droga alle scommesse clandestine alle bische e che era diventata così importante da essere l’interlocutrice privilegiata dei mafiosi siciliani, dei poteri occulti (massoneria e servizi segreti deviati) e anche di qualche gruppo di estrema destra. Il film di Costantini accenna a tutto questo, ma è particolarmente interessato a descrivere le peculiarità dei singoli personaggi perché, spiega il regista, «leggendo le centinaia di pagine degli atti processuali ho scoperto che si trattava di delinquenti umoristi. Nel senso che essendo prettamente romani, dei quartieri di Acilia, Testaccio e Magliana, avevano un forte umorismo».
E anche se c’è ben poco da ridere, tutto il film, ispirato a uno spettacolo teatrale dello stesso regista, è pieno dei battibecchi degli otto capi della banda che, in perfetto romanesco, non fanno quasi altro che mandarsi, usiamo un eufemismo, «a quel paese».
Girato in digitale e costato poco più di mezzo milione di euro, Fatti della banda della Magliana ha avuto come set principale il carcere romano di Rebibbia dove per circa tre settimane si sono alternati attori professionisti ­ Pannofino, Roberto Brunetti, Fabio Grossi, Francesco Dominedò ­ e venti detenuti tra cui Tommaso Capogreco, Mario Contu, Lucio Sinisi. E per la presentazione alla stampa del film ieri, come location è stato scelta proprio Rebibbia. Il cui direttore ha così spiegato le ragioni della collaborazione: «Ci è particolarmente piaciuta l’idea di utilizzare come attori dei detenuti. Anche perché questo carcere ha avuto negli anni una certa consuetudine con quella banda. Molti di loro sono passati di qui e ancora oggi ne ospitiamo qualcuno».

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