Ma attorno a quell’oasi un giro di droga e rave party

NapoliQuei «rave» che si tenevano in una villa disabitata da tempo, erano diventati fonte di preoccupazione per la signora Giovanna Sacco, moglie di Franco Ambrosio. C'era un via vai incontrollato di tipi poco raccomandabili, a pochi passi dalla reggia della Gaiola, una tenuta che fa parte di un ampio complesso archeologico che comprende un teatro romano e un tempietto dedicato ad Afrodite Opleia, dea protettrice dei navigatori.
«Sì, è vero, la signora era preoccupata che potesse accadere qualcosa a lei ed ai suoi familiari», spiegano adesso i legali di famiglia, Massimo Rizzo e Guido Furgiuele, visibilmente provati per la tragedia. Era preoccupata la signora Ambrosio, fino al punto da richiedere in più occasioni l'intervento della polizia, per tenere lontane dalla sua villa quelle poco rassicuranti presenze di uomini e donne, gente spesso ubriaca e drogata».
Lo sgomento e il dolore, sono scolpiti nei volti dei familiari e degli amici della coppia trucidata, che per tutta la giornata di ieri, hanno percorso il lungo viottolo che porta nella villa dell'orrore. Qualcuno lo ha saputo dalla tv, qualcun altro dalla nuora delle due vittime, Carola, moglie di Massimo Ambrosio. «Li hanno massacrati, mi ha detto disperandosi al telefono», racconta un amico.
Il notaio Nicola Capuano, che cura gli interessi della famiglia dell'ex patron dell'Italgrani, è stato tra i primi ieri mattina, ad arrivare sul posto. «Francesco era un grande imprenditore, che stava cercando di ritrovare la serenità dopo le disavventure giudiziarie. L'ultima volta l'ho sentito prima di Pasqua, per scambiarci gli auguri. È terribile. Siamo tutti sconvolti».
Un altro professionista, vicino di casa delle vittime è il commercialista Francesco Serao. In lacrime racconta che Ambrosio «era un uomo che si fidava sempre degli altri e per questo motivo, viveva nella sua villa, privo di ogni protezione». Trafelata arriva una nipote delle vittime. «Io, l'ho saputo dal tg che hanno ucciso zia Giovanna e zio Franco. Per favore non chiedeteci altro, siamo sconvolti».