Da attrice a cantante. Voce da Marilyn brani di Tom Waits

La Johansson un mese a Nashville per incidere il cd di debutto Orari folli: entrava in studio alle sei di sera e usciva all’alba Il produttore: "Musica da cinema amplificata con ritmi potenti"

Milano - Allora immaginatevela - sono le sei di sera - quando entra in sala d’incisione per rimanerci dodici ore fino alle sei del mattino a cantare le canzoni di Tom Waits, quindi roba pensierosa, sghemba, malmostosa. Scarlett Johansson ha appena trascorso un mese così, anzi trentatré giorni come scrupolosamente riporta il Daily Advertiser di Lafayette, in uno studio di registrazione come il Dockside di Maurice vicino a Nashville, dove hanno già fatto gli stessi orari BB King, Bonnie Raitt e Mark Knopfler, tutti affascinati dai suoni nostalgici e vintage che lì si riescono a riprodurre come se tutto fosse fermo a quarant’anni fa.

D’altronde Scarlett Johansson aveva capito subito che il suo debutto da cantante imponeva regole d’altri tempi, altro che hotel superlusso e limousine coi vetri fumé: la prima volta che è andata a pranzare al ristorante locale, il pubblico l’ha divorata con gli sguardi e praticamente malmenata a furia di sfiorare, strattonare, chiedere autografi alla diva capitata lì per iniziare la nuova carriera. «Da allora non è mai più uscita, tutt’al più andava al supermercato con gli occhiali spessi da sole».

Già la scelta era stata complicata: fare un cd con le canzoni della voce meno addomesticabile del mondo, ossia Tom Waits, l’artista che vive nel suo mondo a metà tra Burroughs e Marte, spesso indecifrabile, mai didascalico. Per diventare cantante, la donna più sexy del pianeta secondo i lettori di Playboy, quella che riesce a piacere a Woody Allen, che l’ha voluta in Match Point e Scoop, ma pure a quel musone di Bob Dylan (c’è lei nel video When the deal goes down) ha deciso di farsi accompagnare dai musicisti degli Yeah Yeah Yeahs e dei Celebration, cioè due gruppi ultra alternativi, tanto per non avere mezze misure e sfruttare il meno possibile il traino d’immagine offerto da un volto come il suo. Sarà, se tutto va bene, una versione addolcita di Courtney Love. Invece il produttore Steve Nails la sa molto più lunga e sul nuovo disco ha subito scodellato una definizione che vale uno slogan: «È rock cinematico». In sostanza, «il disco è come un teatro, un grande schermo. Ci sono tanti toni bassi e molto pesanti. E la voce di Scarlett sembra quella di Marilyn Monroe».

Detta così, è quasi un’offesa a Tom Waits che rantola più che cantare, si dimena al microfono, raschia la gola con le sue ossessioni che sono l’opposto del flautato «happy birthday mister president» di Marilyn davanti a Jfk. È un demonio, insomma. E infatti ha saputo solo dai giornali che il suo repertorio stava per essere setacciato dall’attrice rampante, ventitré anni, un plotone di fidanzati famosi, modella per Calvin Klein e Louis Vuitton che forse lui nemmeno conosce e di sicuro non frequenta. «Sono curioso di sentire che cosa ha combinato, d’altronde faccio canzoni perché qualcuno le ascolti e magari voglia cantarle» ha appunto rantolato a un sito internet.

Consolandosi così: «Tutti riescono a trasformare un brano: togli la patina superficiale, schiacci un po’ di bottoni e il gioco è fatto». E chissà come ci rimarrà quando il disco, forse in autunno o forse nella prossima primavera, farà finalmente sentire i suoi suoni molto «avant garde», senza basso e un plotone di strani strumenti a sostituirlo, tutto incentrato sul feroce contrasto tra la bella che canta e la bestia che ha composto i brani, tra il luccichìo e il buio, tra canzoni che valgono poesie e una voce che scommette di saperle recitare.