Audizione-lampo dei dirigenti blucerchiati negli uffici romani della Federcalcio. Assente Borrelli che a Milano sta preparando la relazione motivata A Garrone per discolparsi è bastata un’ora Intanto il ministro Amato fa sapere che vuole affidare il con

Agnolin giubila Paparesta, altri nove arbitri e 11 assistenti

Gian Piero Scevola

«Mo’ vediamo - ha commentato il ministro degli Interni Giuliano Amato - la Melandri è tosta». Dunque basta con la polizia di Stato all’interno degli stadi di calcio: il ministro Amato vuole che durante le partite la vigilanza sia assicurata da una forza privata pagata dalle società. Amato ha espresso quest’intenzione ieri mattina dopo un incontro con il suo collega tedesco Schauble a Mosca in occasione della riunione tra i ministri degli Interni e della Giustizia. Proprio Schauble gli ha spiegato che in Germania la vigilanza dentro gli stadi è fatta da persone retribuite dai club mentre la responsabilità delle forze dell’ordine è limitata all’esterno. «Non è una cattiva idea. In termini anche di risparmio - ha sottolineato Amato - mo’ vediamo» ha poi risposto a un giornalista che gli diceva come alcuni suoi predecessori in Italia ci abbiano già provato ma senza successo. Il ministro degli Interni si è detto certo di poter contare sull’appoggio della ministro per lo sport, Giovanna Melandri: «Giovanna, come si dice in italiano, è tosta...».
Intanto Francesco Saverio Borrelli non dà tregua alle indagini. Mentre a Milano sta preparando la «relazione motivata» da consegnare domani o lunedì al Procuratore federale Stefano Palazzi, il suo vice Maurizio D’Andrea, coadiuvato da Carlo Loli Piccolomini, ha sentito a Roma il presidente della Sampdoria, Riccardo Garrone, e l’ad blucerchiato, Giuseppe Marotta. Interrogatorio lampo - appena un’ora - per i due dirigenti, che hanno risposto alle domande sull’andamento di Sampdoria-Fiorentina (3-0) del 5 febbraio 2005, gara diretta da Paolo Dondarini, che tra l’8’ e il 10’ del primo tempo aveva espulso i viola Bojinov e Delli Carri.
«Siamo completamente al di fuori da questa vicenda e credo che presto ne usciremo anche sul piano giudiziario», Garrone ha così commentato la propria audizione. Giulia Bongiorno, che già aveva difeso Stefano Bettarini in occasione della vicenda del calcio-scommesse, ha parlato di «due o tre precisazioni che bisogna dare. Ma non ci sono state contestazioni». Secondo la Bongiorno, l’incontro tra i due rappresentanti della Samp e l’Ufficio indagini non suggerirebbe «uno sviluppo processuale».
Intanto, il Commissario Rossi ha dato un’altra sterzata alla giustizia sportiva, decidendo per i due gradi di giudizio con i termini abbreviati e fissando a norma di regolamenti le modalità relative ai procedimenti per illecito sportivo, disciplinare e amministrativo che si celebreranno in prima istanza davanti alla Caf (presidente Ruperto e sei nuovi componenti: Iadicola, Marziale, Lo Piano, Grossi, Delfini, Conte) e in appello davanti alla Corte federale. Per i procedimenti di primo grado le modalità sono quelle con i termini abbreviati: il termine di 5 giorni (art. 37 n. 2) viene ridotto a 3. Il termine di 10 giorni (art. 37 n. 3) passa a 5 giorni. Per i procedimenti di ultima istanza presso la Corte federale, le decisioni della Caf potranno essere impugnate entro 3 giorni dalla pubblicazione delle stesse e le impugnazioni dovranno essere formalizzate presso la segreteria della Corte federale. Una svolta che taglia fuori ulteriori appelli a Camera di Conciliazione Coni, Tar del Lazio e Consiglio di Stato.
Si muove anche Gigi Agnolin, neo commissario arbitrale che ieri ha visto Maurizio Mattei (designatore Can A e B), Claudio Pieri (decignatore Can C) e i presidenti dei 19 comitati regionali in rappresentanza delle 212 sezioni italiane. Agnolin - durissimo - ha dato il via alla pulizia e alla dismissione dei fischietti e dei guardalinee indagati («Parlerò con Collina e sentirò anche Casarin, persona che stimo»). Gli arbitri sono: Bertini, De Santis, Dondarini, Messina, Rodomonti (tutti internazionali), Gabriele, Racalbuto, Rocchi e Tagliavento. A questi si aggiungerà anche l’internazionale Paparesta, reo di non aver denunciato l’episodio di Reggio Calabria e la lite con Moggi e Giraudo. Sono ben 11 gli assistenti che andranno a casa: Alvino, Baglioni, Ceniccola, Contini, Foschetti, Geminiani, Griselli, Ivaldi, Pisacreta, Puglisi e Titomanlio.