Audrey Tautou, l’ingenua Amélie diventa una squillo scroccona

In «Ti va di pagare?» si fa guardare (per strada) per un euro ogni 10 secondi

Le gote paffute da «Mary Poppins di Montmartre», che davano un'impronta inconfondibile al Favoloso mondo di Amélie Poulain, si sono asciugate. Ora gli zigomi di Audrey Tautou sporgono anche più di quelli di Barbara Stanwyck. Audrey, con questo nome che rimanda alla Hepburn, non aderisce più al ruolo di una Sabrina parigina, ma di una serena mondana come quella che la scomparsa attrice interpretò in Colazione da Tiffany.
Scandalo nazionale in Francia? No. L'interprete del grande successo che non fu ammesso - né in concorso, né fuori - al Festival di Cannes del 2001, senza che nessun equivalente francese di Bellocchio o di altri «Centoautori» proclamasse il lutto nazionale, ha deciso che il miglior modo di svincolarsi da Amélie fosse divenire Irène. Quindi «batte» in Ti va di pagare? di Pierre Salvadori (da domani nei cinema). Ora il suo abbigliamento, benché estivo, è tanto scollato quanto accollato era l'abbigliamento primaverile del vecchio film. E poi, alle stradine di paese che sono ancora celate - lì il loro fascino - in una delle capitali del mondo, Irène preferisce la sofisticazione di Biarritz, Nizza e Montecarlo.
Quando a Parigi, la sera, sola nel suo appartamentino, Amélie si detergeva dal modesto trucco con modestissima grazia, Irène, nelle suite presidenziali della Riviera atlantica e di quella mediterranea, non è mai sola e ha sempre il trucco pesante, che non toglie mai, almeno davanti all'obiettivo. Quando esce dall'albergo, acquista anche una decina d'abiti al giorno, e di marca, spianando ogni conto bancario connesso alla carta di credito che lei abbia per le mani. L'iper-vestizione è feticismo della merce? No, è conferma del successo da nuda...
A differenza di Amélie, Irène non ricorda e non sogna. Si immagina che abbia un passato squallido, sporco dentro e fuori, sostituito da un presente, sporco solo dentro. «Batte» fredda, avida e orgogliosa. Ogni incontro d'amore con Irène è come un incontro d'affari dell'Unione europea: prima i soldi, poi il resto. La scena-chiave è esplicita nel confronto: Irène si lascia guardare (per strada) dall'unico uomo che pare amare (il cameriere, poi gigolo per starle pari, interpretato da Gad Elmaleh), in cambio di un euro ogni dieci secondi. Un'ora d'amore con lei, dunque, costa trecentosessanta, più cena, champagne, camera e ovviamente abiti. Perché una squillo come Irène non è a ore: vive col cliente finché lui le paga i capricci e un tenore adeguato di vita. Ciò in attesa che qualcuno sia abbastanza ricco, e solo, da sposarla. Gloriosa fine di una carriera per Irène: a questo punto la squillo si ricongiungerebbe alla borghese che vi si cela.
Che la Tautou cambi personaggio non sarebbe strano. Fa parte del mestiere cambiare ruoli e ogni bravo attore fa prima il buono e poi il cattivo, o viceversa, per dimostrare duttilità. Solo gli italiani, anche bravi, cambiano raramente maschera. Ma Audrey è soprattutto una che si prende sul serio più di altre colleghe: quando l'immenso successo del Fantastico mondo di Amélie sorprese tutti, si comportò come se fosse già Irène: rifiutò di partecipare al lancio del film, perché non era stata ancora pagata, o non ancora abbastanza. Ora, se i personaggi post-Amélie assomigliavano abbastanza a quelli delle Sciampiste, dell'Appartamento spagnolo, di M'ama non m'ama, di Piccoli affari sporchi e di Una lunga domenica di passioni (dove era un'assassina, ma per amore), è venuta la cesura definitiva, in un film che ha, sfortunatamente, un inverosimile lieto fine (tipo Pretty Woman, anziché tipo Bella di giorno). Comunque la prova della Tautou è notevole, anche se Salvadori le risparmia (o lei stessa s'è fatta risparmiare) ogni scena spinta. E che un film su una donna che lavora non la mostri mai seriamente all'opera è il solo punto davvero debole di Ti va di pagare? Se lo chieda anche chi deve pagare solo il biglietto.