Auguri sulla Vespa anni Sessanta

(...) a significare il monopattino) era caratterizzato dalla scocca portante in lamiera stampata che fungeva anche da carrozzeria. Ne guadagnavano la leggerezza, e una migliore razionalizzazione nel processo produttivo. Era nata nel 1946, in uno stabilimento di Biella: infatti gli impianti di Pontedera erano ancora danneggiati dalla recentissima guerra. Ben presto essa sarebbe diventata il simbolo della crescita economica italiana e tra gli anni cinquanta e sessanta fu veramente il primo mezzo di locomozione di tanti italiani. A Genova la Piaggio aveva la sua sede storica, prima in piazza della Vittoria, poi negli anni cinquanta nell'edificio all'angolo tra via Cecchi e via Brigate Partigiane, nel quale durante gli anni arrivò ad occupare sino al quinto piano. Poi negli anni Ottanta il triste abbandono della città, col trasferimento del centro direzionale a Pontedera, complice (anche in questo caso) l'inerzia delle istituzioni.
Ma durante quel trentennio, sotto Natale, la sede della Piaggio diventava meta di tutti i genovesi, perché era allestita una vetrina che, col passare degli anni, un po' come l'altrettanto celebre calendario, era diventata quello che oggi chiameremmo un «oggetto di cult». Andare a vedere la vetrina della Piaggio, magari dopo una puntata ai «baracconi» allora in piazza della Libertà, era il premio ai bambini ed era la curiosità degli adulti. Ce ne ha parlato il dr. Giuseppe Casarino, in quei tempi impiegato alle Realizzazioni Pubblicitarie della Piaggio, che, con Angelo Danovaro e Aldo Ferrante, fu uno degli ideatori di tante vetrine natalizie nel corso di quegli anni. Erano sfarzose nella scenografia, con grandi abeti natalizi, enormi papà Natale alti tre metri, pupazzi di neve realizzati con quintali di cotone. Un anno si poteva vedere la Vespa che miracolosamente si muoveva su un cavo d'acciaio, quasi un acrobata, oppure, l'anno successivo sempre la Vespa, sollevata da un getto d'acqua. Alla creatività dei pubblicitari, si integrava la tecnologia degli specialisti di Pontedera, che realizzavano i dispositivi per creare particolari effetti speciali, mentre era immancabile l'apporto dell'elettricista Traverso, dipendente Piaggio, per i colorati effetti di luce.
Ricorda, Casarino, i lunghi lavori di allestimento sino a tarda notte, con gli operai ed i tecnici dell'impresa Valenti che curavano la messa in opera: si arrivava sempre sul filo di lana alla Vigilia per poterla aprire alla visione del pubblico: 5 vetrine, una lunghezza di trenta metri uno spettacolo di luci e colori, protagonista sempre lei, la Vespa. E prima dell'apertura era d'obbligo la visita di Enrico Piaggio per il definitivo benestare.
Sono passati altri trent'anni dalle ultime vetrine allestite, ma c'è ancora chi passando presso quell'incrocio ricorda i suoi sogni di bambino, davanti alla neve di cotone, guardando la Vespa.