Gli auguri di Tremonti ai ministri: «Risparmiate» Proprio mentre una delegazione del premier cerca di ottenere più finanziamenti per cultura e forze dell’ordine il titolare dell’Economia invia una relazione a tutti i colleghi per chiedere di stringer

RomaLa circolare suona come un avvertimento preventivo al premier e alla sua delegazione (Cicchitto più Gasparri) che nei prossimi giorni gli farà visita per chiedergli una maggiore «collaborazione» sulla capacità di spesa del governo. In altre parole, più soldi ai ministri, soprattutto per la cultura (i tagli al Fus che tanto sono costati a Bondi...) e per le forze dell’ordine (su cui La Russa non molla...), ma anche per il fondo sull’editoria (da cui dipende la sopravvivenza di alcuni quotidiani, tra cui il finiano Secolo d’Italia).
Il messaggio di Giulio Tremonti, consegnato in una circolare di 63 pagine al premier, a tutti i ministri e per conoscenza alla sezione controllo della Corte dei conti e ai rappresentanti delle Finanze nei collegi sindacali degli enti pubblici, sembra però lasciare aperte poche porte. Nella circolare del 23 dicembre scorso Tremonti spiega che, nell’ottica di una governance economica sulle politiche di bilancio del governo e «anche in relazione al generale contesto europeo, resta confermata l’esigenza di una rigorosa azione di contenimento della spesa pubblica», al fine di «contrastare gli effetti della crisi finanziaria». Giulio «mani di forbice» (come l’ha soprannominato qualcuno), pertanto, segnala ai ministri e agli enti pubblici in generale la necessità di «procedere a un’oculata riduzione degli stanziamenti complessivi per spese diverse da quelle obbligatori e inderogabili». Insomma a non spendere inutilmente i pochi soldi disponibili. Quali siano le uscite «diverse» da quelle inderogabili, Tremonti lo chiarisce poco dopo nella circolare. Innanzitutto, collaborazioni e consulenze varie, voce molto corposa soprattutto negli enti locali vigilati dal ministero dell’Economia (basti pensare alla notizia di ieri, la prevista assunzione di 4mila nuovi addetti nella sanità siciliana, incredibile in tempi di vacche magre). La spesa per i contratti di consulenza «non potrà superare il 20 per cento di quella sostenuta nel 2009». Chi non si atterrà nel 2011 a questo tetto incorrerà in un illecito disciplinare che determinerà responsabilità erariali, cioè sanzioni.
Troppi convegni, seminari pubblici, mostre, conferenze eccetera, secondo l’inflessibile Tremonti. Quindi, dal 2011, le amministrazioni pubbliche, incluse le authority, «non possono effettuare spese per relazioni pubbliche, convegni, mostre, pubblicità e di rappresentanza, per un ammontare superiore al 20 per cento della spesa sostenuta nel 2009». Non solo, ma dovranno chiedere preventiva autorizzazione al ministro competente, che la rilascerà solo qualora non bastino, per ottenere le medesime finalità, i siti internet istituzionali. Ancora più severità per le sponsorizzazioni e le spese per missioni. Le prime saranno vietate a partire dall’1 gennaio, per le seconde invece varrà il limite del 50 per cento in meno rispetto al 2009. Sul fronte delle auto blu dal prossimo anno le amministrazioni non potranno sostenere spese superiori all’80 per cento di quanto fatto l’anno scorso «per l’acquisto, la manutenzione, il noleggio e l’esercizio di autovetture e i buoni taxi». Altre indicazioni per la «dieta» tremontiana riguardano il turn over nelle amministrazioni pubbliche, le spese per il personale, i compensi dei consiglieri d’amministrazione delle società controllate o partecipate (caleranno del 10 per cento).
Insomma, se il governo punta a rimpinguare i portafogli di alcuni ministeri per spese ritenute indispensabili per «agganciare la ripresa» o per rilanciare l’immagine dell’esecutivo, l’avvertimento di Tremonti sembra lasciare pochi margini di manovra. Il messaggio deve valere anche per tutti gli altri reparti della pubblica amministrazione, che - come già emerso dalle ispezioni brunettiane - nasconde riserve enormi di spreco e clientelismo. Tremonti si fa dunque garante del rigore, seguendo una linea che non è certo di scontro, ma neppure di accomodamento rispetto ai colleghi di governo. O così o niente, sembra dire Tremonti, lasciando presagire scenari diversi. Gli stessi che rimugina l’amica Lega, se l’operazione di allargamento al centro dovesse fallire. E in cui si intravedono chiaramente le urne.