Augusta di Serravalle

La santa di oggi richiede la specificazione della provenienza perché va distinta da un'altra Augusta, di Laodicea, anch'ella martire. Augusta di Serravalle è conosciuta anche come Augusta di Ceneda e pare sia vissuta attorno all'anno 100. Secondo la tradizione, era figlia di Matruco o Mandrucco, un capotribù degli alemanni che aveva sottomesso parte del territorio del Friuli. Il barbaro era pagano e, per giunta, fieramente avverso al cristianesimo. Figurarsi come rimase quando venne a sapere che la figlia Augusta si era fatta cristiana in segreto. In preda a (è il caso di dirlo) tutti i diavoli, l'uomo minacciò seriamente la figlia e le impose di tornare al paganesimo. Ma quella rifiutò e lui la fece rinchiudere in una profonda cella. Seguirono ulteriori tentativi di farla rinsavire, ma sempre senza esito. Allora il crudele genitore fece torturare Augusta alla ruota. Miracolosamente la fanciulla rimase illesa. Il padre, credendo che Augusta fosse diventata una strega, la fece mettere al rogo. Ma le fiamme neppure la lambirono. A quel punto fu ordinata la decapitazione e questa, finalmente, riuscì. Il corpo della martire fu ritrovato qualche tempo dopo su una collina e sul posto venne costruita una chiesa in suo onore. Oggi è il santuario di Santa Augusta a Vittorio Veneto, in provincia di Treviso. Ogni anno la reliquia del cranio della santa viene esposta il 21 agosto. Nel luogo dove fu ritrovata la testa spiccata c'è un buco in cui i sofferenti di emicrania introducono il capo o nastri di seta da legare alla fronte per ottenere guarigione o almeno sollievo.